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Lezione francese: evviva il maggioritario a doppio turno

Promossa la legge elettorale che è un esempio di democrazia: prendano nota gli entusiasti dell'Italicum. Rimandato Di Maio, che sembra un funzionario di terza fila della Dc campana, ma è pur sempre meglio dello sbraitante Dibba, voto 2; bocciato Brunetta che sembra Napoleone a Sant'Elena; promosso Fabio Volo che manda finalmente a quel paese mezzo ambiente letterario. Il Pagellone di Lanfranco Pace

18 Dicembre 2015 alle 06:27

Lezione francese: evviva il maggioritario a doppio turno

Marion Le Pen (foto LaPresse)

LE PEN PUNTO ZERO

 

La settimana si è aperta con la sconfitta delle bionde: Marion e Marine non sono andate da nessuna parte, come era prevedibile. La V Repubblica è adusa proteggersi da alte maree e pericolose derive con una legge elettorale maggioritaria a doppio turno tagliata su misura. Così può accadere che un partito che a livello nazionale è il primo (il Front National lo è ormai con quasi il 30 per cento dei voti) e in alcune regioni supera addirittura il 40 cento, possa ritrovarsi con la sabbia in mano. Zia e nipote hanno accusato gli avversari di aver fatto contro di loro una campagna di linciaggio. Il sodale e amico Salvini (voto 4), usando il solito linguaggio limitato della provincia italica, ha definito l’accordo informale di reciproca desistenza tra Sarkozy e Hollande, inciucio. E’ stato invece un esempio di democrazia: il 30 per cento dei voti raccolti dal Fn sono pur sempre meno di quel 70 per cento che non lo ha votato e non vuole nemmeno sentir parlare delle due donne patriote e sovraniste. Ci fosse stata in Francia una legge elettorale simile a quella italiana, le due signore avrebbero fatto man bassa di seggi e presidenze. Forse un giorno questo accadrà anche con il maggioritario a due turni, magari nel maggio 2017 sarà Marine a sfidare al ballottaggio il candidato repubblicano o socialista e prima o poi vincerà: vorrà dire allora che una larga maggioranza di elettori non si accontenta più di alternanza ma vuole rivoluzione.

 

Berlusconi (voto 4) dovrebbe a questo punto chiedere a se stesso e spiegare ai suoi perché ha sempre rifiutato il maggioritario a due turni fin dai tempi della bicamerale presieduta da Massimo D’Alema. Un argomento è che gli elettori del centro destra difficilmente andrebbero alle urne due volte in quindici giorni, si asterrebbero favorendo così la sinistra che ha spirito militante ed è sempre pronta a fare quadrato. Proprio il caso francese di domenica dimostra il contrario, al secondo turno c’è stata maggiore affluenza, consentendo alla destra repubblicana di vincere e ai socialisti di limitare le perdite. E’ dunque un sistema più equilibrato, che permette di convergere al centro più e meglio del proporzionale di collegio con ballottaggio, portato del patto del Nazareno.

 

Con la legge elettorale in vigore il movimento Cinque Stelle è competitor più pericoloso di quanto non sia Le Pen in Francia perché per sua propria natura può drenare voti sia a destra che a sinistra.

 

Il maggioritario a due turni permetterebbe finalmente di rendere ufficiali, eguali per tutti e con regole certe le primarie e di porre fine alla farsa di quelle di coalizione.

 

Si fa tanto per dire; tanto per avere qualcosa all’ordine del giorno nel prossimo ventennio.

 

 


SE DI MAIO E’ ER MEJO

 

Ha il look da funzionario di terza fila della Dc campana, è di Avellino e ha l’aria del furbacchione: ai bei tempi l’avremmo detto equidistante da De Mita, Gava e Cirino Pomicino. Non se ne abbia a male: almeno avrebbe imparato qualcosa del gioco della politica. Invece dimostra di essere ancora digiuno, di essere un peso leggero che non distingue l’erba buona da quella cattiva, lo slogan intelligente dalla parola ormai irrancidita. Tant’è che ci affligge ancora con la retorica dei cittadini, (io non sono cittadino, io sono contadino e se proprio devi, chiamami almeno compatriota). Con la truffa della democrazia digitale, che sia diretta ed esemplare lo vada a dire alle decine di ghigliottinati da Casaleggio e Grillo, ultimi leader di stampo stalinista in Europa. L’altra sera era a 8 e mezzo a parlare di banche: Etruria sarebbe della famiglia Boschi perché ci hanno lavorato il padre e pure il fratello (e la cognata?) del ministro. Che è dunque in palese conflitto d’interessi: ma per fortuna ci sono i Cinque stelle che sono la sola vera opposizione del paese, infatti depositeranno una mozione di sfiducia individuale, il modo più risibile di fare opposizione. Paolo Mieli, sornione, (voto 9)  sorvegliava tanta scellerata pochezza ed è mancato poco che persino la Gruber (voto 8) si strangolasse di rabbia, malgrado la sua adesione al travaglismo, variante fredda e a-collerica del grilliamo.

 

Riflettevo dunque sui limiti strutturali di colui che i grillini hanno elevato alla carica istituzionale più alta, Di Maio è vicepresidente della Camera, quando mi sono imbattuto in Di Battista, detto Dibba, (voto 2).  Arriva a Montecitorio con una cartelletta da liceale, va al suo posto e sbraita contro il governo che sta prendendo in giro gli italiani, vorrebbe metterglielo in quel posto, al popolo, ma ora il popolo è presente nell’aula, il popolo sono io, siamo noi, siamo a cinque stelle anche se quattro sbandati arrivati in parlamento per i voti di parenti stretti, nemmeno degli amici.

 

In confronto, il furbacchione di Avellino è davvero un gigante.   

 

 

RAGLIA ITAGLIA

 

Se i Cinque Stelle sono quello che sono, Forza Italia sta come sta: cioè di merda. Brunetta (voto 3) sullo scranno di Montecitorio che strepita contro nemici che vede solo lui è Napoleone che crede di vedere la vecchia guardia a Sant’Elena. Ogni asserzione perentoria del professore di economia che per poco non fu candidato al Nobel è un colpo al cuore, ogni apparizione televisiva dell’istrione irrefrenabile sono voti che se ne vanno. Per non parlare delle tante signore assennate che sfilano in televisione con aria grave e sguardo compunto. Cav, torni in sé, davvero. Cacci via tutti e tutte, torni a reclutare femmine. Ci piaceva di più come satiro galante che come uomo saggio e triste. Si fosse circondato di nuovo di giovani fanciulle e magari un po’ meno giovani non le sarebbe certo venuto in mente di proporre alla riorganizzazione di Forza Italia il nome di un dirigente del'Ac Milan esperto in logistica: non ci sarebbe nulla di male in sé, solo dico ma l’ha visto il Milan?  

 

 

VOLO CON TE

 

Bravo Fabio Volo (voto 10) intervistato da Selvaggia Lucarelli (voto 9) sul Fatto (voto 8). Manda a quel paese mezzo ambiente letterario ed élite culturali italiane, la sinistra spocchiosa, gli epigoni di Pasolini, quelli che sono alla moda e citati ogni due per tre ma che nessuno legge. Quelli che dicono che a scrivere come Fabio Volo che ci vuole, è banale, piatto, chiunque può farlo. Allora fatelo, dice lui, vediamo se ci riuscite. E vediamo, aggiungo io, se anche voi vendete in venti paesi.

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