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Boschi supera la prova della sfiducia, a Renzi resta sempre un problema di fiducia (e non solo sulle banche)

Respinta la mozione di sfiducia contro il ministro delle Riforme. Quali sono le prossime partite? La fiducia dei risparmiatori nella solidità del sistema bancario è scossa. Una crisi non di sistema è stata trasformata in crisi di sistema anche dal governo. Come se ne esce? Il percorso a ostacoli del 2016 bisestile.

18 Dicembre 2015 alle 13:54

Boschi supera la prova della sfiducia, a Renzi resta sempre un problema di fiducia (e non solo sulle banche)

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi (foto LaPresse)

Se Matteo Renzi è davvero convinto che le polemiche sulla gestione delle crisi bancarie saranno un boomerang per le opposizioni, vuol dire che ha perso il suo proverbiale fiuto per gli orientamenti dell’opinione pubblica (ricordiamoci quanto peso, tra le mille altre cose, il caso Mps, ingigantito dai media, sulla campagna elettorale del Pd nel 2013). Le mozioni di sfiducia non hanno attecchito (373 no alla Camera), il governo continuerà a ripetere, non senza ragioni, che il decreto ha salvato centinaia di migliaia di risparmiatori, ma questo probabilmente non riuscirà a diradare i fumi che cominciano a offuscare l’immagine dell’esecutivo. La fiducia dei risparmiatori nella solidità del sistema bancario è scossa (ed è stato lo stesso governo ad aver reso “sistemica” una crisi che sistemica non lo era, evocando la commissione di inchiesta parlamentare e affidando a mister Wolf, l’uomo che risolve problemi impossibili, la risoluzione di un problema possibile). E se si verificheranno altre crisi (come quelle annunciate per due banche venete) la preoccupazione di oggi potrebbe tracimare in forme di panico.

 

Anche nei rapporti con le elites Renzi paga un prezzo visibile. Oltre all’irritazione della Banca d’Italia, sfidata da Renzi con l’assegnazione della gestione degli arbitrati allo stesso Cantone, indizio utile di un clima diverso rispetto al passato può essere, nel suo piccolo, la lettura di un titolo di un articolo del Corriere della sera in cui si parla dei “Berlusconi di Arezzo” (mentre non va sottovalutata la decisione del gruppo composito di Sinistra italiana, diviso su tutto, che ha però scelto di accodarsi compattamente alla mozione di sfiducia contro Maria Elena Boschi presentata dal Movimento 5 stelle). Sono solo scricchiolii, la maggioranza resta unita e senza alternative, il renzismo è ancora un fenomeno di grande successo ma il premier sa che dovrà affrontare un anno bisestile, che comincia con elezioni amministrative tutt’altro che agevoli e finisce con un referendum sulle riforme costituzionali altrettanto controverso.

 

[**Video_box_2**]E’ vero che le opposizioni non se la passano bene, in particolare Forza Italia, che però ha saputo reagire con uno scatto di dignità alla pretesa di Matteo Salvini di imporle un voto di sfiducia individuale che è contrario alla sua tradizione. La questione bancaria è di per se scivolosa; è fin troppo facile gridare che si salvano i banchieri e si rovinano i risparmiatori (che nessuno chiama investitori anche quando lo sono). Interventi in questo campo, inoltre, sono particolarmente difficoltosi quando si rischia di essere schiacciati nella tenaglia paradossale costituita dagli eurocrati dall’alto, che vogliono imporre regole jugulatorie e dagli euroscettici dal basso, che chiedono sanatorie senza limiti e senza considerazione per i vincoli esterni e per quelli di bilancio. D’altra parte il sistema mantiene consistenti livelli di consociativismo, non è animato da un sano spirito di competizione e di concorrenza. Definire il nostro sistema più solido di quello tedesco, come fa Renzi, espone al rischio di assumersi indirettamente le responsabilità dei malfunzionamenti e di essere considerato un elemento subalterno di un sistema sul quale, a ragione o a torto, pesa una forte diffidenza. Forse una materia così delicata richiede un trattamento un po’ meno rodomontesco, perché riguarda  realtà  e interessi diffusi, non solo uno scontro tra forze politiche o parlamentari.

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