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I 500 euro? Usiamoli per curare la nostra ignoranza finanziaria

Perché sarebbe utile se Renzi utilizzasse il bonus per mandare a teatro i nostri ragazzi per insegnare loro a capire che cosa significa "rischio".

17 Dicembre 2015 alle 17:07

I 500 euro? Usiamoli per curare la nostra ignoranza finanziaria

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Nessuno ha obbligato gli obbligazionisti di Banca Etruria e di altre banche locali a essere tali. Ovvero a essere investitori che hanno fatto una scelta rischiosa di investimento border line con le obbligazioni subordinate, cioè strumenti prossimi come profilo di rischio più alle azioni che alle obbligazioni, arrivando a perdere tutto, come si sa, a causa del cambiamento legislativo sui salvataggi bancari delle scorse settimane che è stato essenziale per evitare fallimenti a catena di carattere sistemico per il credito italiano.

 

Dopo la bufera mediatica sulle Autorità che avrebbero dovuto vigilare probabilmente con maggiore interesse verso i consumatori, ovvero Consob e Banca d’Italia, vigilanti con responsabilità sovrapposte, è proprio la Banca centrale nazionale ad avere avanzato l’idea di “vietare per legge la vendita allo sportello di prodotti come le obbligazioni che hanno portato sul lastrico 10.500 risparmiatori”, ha detto il direttore generale Salvatore Rossi.

 

E’ vero che il caso italiano è un’anomalia europea per cui la metà delle obbligazioni ad alto rischio sono finiti a clienti al dettaglio – altrove è vietato, vanno solo a investitori specializzati – ma rispondere a una supposta emergenza con misure proibizioniste è una prassi di dubbia efficacia. Ci sono banche, come Intesa Sanpaolo, che hanno smesso di vendere questi prodotti ai clienti anni fa. Un divieto per legge non risolve il problema di una popolazione in larga parte analfabeta in campo finanziario che si lascia fregare da promotori bancari aggressivi.

 

[**Video_box_2**]Sarebbe utile se Renzi usasse quei 500 euro donati per mandare a teatro i nostri ragazzi sull’educazione finanziaria degli stessi giovani. Il premier che viene dalla Toscana, terra di antichi e briganti banchieri, risolverebbe un problema storico. Scriveva Carlo Dossi due secoli fa, parole riportate da Giorgio Dell’Arti in “Corruzioni” (Edizioni Clichy), sull’affarismo: “La bancomania invase l’Italia dal ’70 al ’75 (dell’800) arricchiendo tanti birbanti e mettendo sul lastrico tanti sciocchi”. L’informazione conta per non essere gabbati. E poi ci sono i furbi che sfruttano la loro posizione per avere informazioni privilegiate e soddisfano così il vizietto dell’insider trading. Ma questa è gente di altra statura.

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