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Il patto anglo-italiano contro la Brexit. Anticipazione del Foglio

C’è un nuovo “dream team” in Europa? Pare proprio di sì, ha scritto Ryan Heath di Politico Europe nel suo Playbook mattutino: è formato dal premier italiano, Matteo Renzi, e dal premier britannico, David Cameron, e vuole riformare l’Unione europea per scongiurare il pericolo della Brexit.

10 Dicembre 2015 alle 18:32

Il patto anglo-italiano contro la Brexit. Anticipazione del Foglio

Il premier inglese David Cameron con il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Milano. C’è un nuovo “dream team” in Europa? Pare proprio di sì, ha scritto Ryan Heath di Politico Europe nel suo Playbook mattutino: è formato dal premier italiano, Matteo Renzi, e dal premier britannico, David Cameron, e vuole riformare l’Unione europea per scongiurare il pericolo della Brexit, l’uscita del Regno Unito dal consesso europeo. Fonti del Foglio dicono che l’iniziativa anglo-italiana sarà sancita da un editoriale scritto a quattro mani dal ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, e dal collega inglese, Philip Hammond. Da qualche tempo si parla della special relationship tra Roma e Londra: Peter Foster del Daily Telegraph aveva scritto a metà ottobre, quando ancora il governo britannico non aveva formulato le richieste a Bruxelles per la trattativa sulla Brexit, che “le speranze di Cameron di ottenere una rinegoziazione di successo in Europa stanno per guadagnare un potente sostegno da parte dell’Italia”. Allora circolava un documento tra Londra a Roma che esplorava modi e tempi per  aiutare l’Inghilterra a vincere la battaglia attorno al concetto di “ever closer union”, che è il cuore del negoziato in corso tra Cameron e l’Ue: quel paper è alla base dell’articolo a quattro mani dei due ministri, deciso nell’ultimo incontro a Roma tra Hammond e Gentiloni a fine novembre.

 

Vincenzo Scarpetta, policy analyst di Open Europe, spiega al Foglio che il concetto di “ever closer union among the peoples” è presente nel Trattato di Lisbona ed è legato principalmente “a due delle richieste formulate da Londra a Bruxelles: la deroga a una maggiore integrazione europea e la garanzia che non ci siano discriminazioni nei confronti dei paesi fuori dall’Eurozona”.

 

L’iniziativa anglo-italiana ruota attorno alla cosiddetta riforma “a cerchi concentrici”, ricorda Scarpetta. Il Centre for European Reform ha pubblicato un paper che spiega: “Molti paesi europei rifiutano la proposta britannica di formare un’unione a più valute. Ma un’iniziativa anglo-italiana a livello ancora embrionale sta cercando di reinterpretare la formula ‘ever closer union’ per creare il concetto di Europa a due cerchi: il cuore formato dai paesi dell’Eurozona si impegna a una maggiore integrazione; il cerchio esterno sarebbe libero da tale impegno”. E’ quel che chiede Londra, e su cui faticosamente lavora il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, come ha spiegato nella lettera inviata ai leader dell’Ue lunedì: gli sherpa sono indaffaratissimi, ma al momento “non c’è consenso” tra i leader europei, e lo spettro della Brexit è causa di “grande instabilità”.

 

[**Video_box_2**]Il governo italiano lavora direttamente con Londra – “il rapporto bilaterale è forte”, conferma Scarpetta – e Politico Europe legge anche “il messaggio sorprendentemente aggressivo di Renzi su Facebook” di lunedì nella direzione del “dream team”. Il presidente del Consiglio ha scritto che “l’Europa deve cambiare, altrimenti le istituzioni europee rischiano di diventare (più o meno inconsapevolmente) le migliori alleate di Marine Le Pen e di quelli che provano a emularla”, e ha invitato a non accontentarsi di scelte tattiche per perseguire invece “un disegno strategico”. L’alleanza con Cameron passa anche da qui: non c’è convergenza totale sugli obiettivi ultimi visto che l’Italia chiede più integrazione e il Regno Unito spera di avere sempre più mani libere, ma sul metodo, sullo snellimento della burocrazia e l’introduzione di maggiore flessibilità c’è massima sintonia. “Il governo italiano ha tutto l’interesse di agevolare le richieste inglesi – spiega Scarpetta – perché un rapporto equilibrato e non discriminante per chi è fuori dalla zona euro consente la creazione di un nuovo modello europeo che scardina i meccanismi esistenti”. Compreso il monopolio, per quanto consumato, del motore franco-tedesco. Se il Regno Unito dovesse uscire dall’Ue – ricordiamoci che ci sarà un referendum: il pericolo che il negoziato cameroniano, pur agevolato dal “dream team”, finisca per sembrare troppo fragile e modesto agli occhi dell’elettorato britannico è grande – l’Italia resterebbe sola nelle battaglie che condivide con Londra, soprattutto quelle relative al trattato transatlantico (Ttip) e all’apertura al digitale. Più integrati o no, monopolio o no, la solitudine non è affatto attraente.

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