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Il carciofo di Salvini

Sotto il testosterone, ancora poco, tra quel che ha portato via Renzi e l’effetto Moretti-che-legge-Marx. Al leader leghista occorrerebbe qualcosa di più della prova del testosterone, di un selfie con una bella militante in cui con disinvoltura appatelli la mano sulla sua tetta.

10 Novembre 2015 alle 17:09

Il carciofo di Salvini

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Salvini leader e candidato premier? Occorrerebbe qualcosa di più della prova del testosterone, di un selfie con una bella militante in cui con disinvoltura appatelli la mano sulla sua tetta. Qualcosa di più del giovanilismo dinamico con cui fai esplodere la folla e vinci contro la ruggine della terza età. Ci vorrebbero, diciamo, un paio di idee. Ha dovuto tirarle fuori persino Renzi, non potrà farne a meno Salvini. Per ora abbiamo sentito solo che il capo del governo è un parassita e il ministro dell’Interno un cretino: insulto per insulto, almeno ebetino ha nobili assonanze breriane. 

 

Non so se il Cav. abbia fatto bene ad andare a Bologna, se abbia salvato i mobili o firmato una resa senza condizioni, se abbia pagato pegno per aver traccheggiato troppo a lungo mandando i soliti messaggi contraddittori. Se sia ormai Wanda Osiris che scende le scale e canta Sentimental mentre intorno sculettano nuove, più allettanti stelle (il copyright è di Giuliano Cazzola). Il leader leghista è stato attento a non umiliare nessuno del suo campo, anche se a vedere i volti terrei dei maggiorenti di Forza Italia presenti in piazza si direbbe il contrario. Ha vinto il confronto oratorio diretto sia pure in una piazza costruita a sua misura. Ha rafforzato in tutti il convincimento che sarà lui il capo dello schieramento, lui figlio di una destra popolare, dal basso e petit-blanc, antropologicamente e culturalmente assai diversa dalla destra d’impresa e della libera professione.

 

L’ordine degli addendi ora vede Matteo che si porta sulle spalle Silvio che si porta sulle spalle Giorgia: potrà anche cambiare da qui al 2017 o al 2018, quello che potrebbe non cambiare è il risultato.

 

La Lega e in parte Fratelli d’Italia non credono nell’elettore moderato, sono convinti che in tempi di crisi sia meglio raccogliere l’adesione degli arrabbiati piuttosto che replicare il classico schema secondo cui le battaglie elettorali si vincono al centro. Ma tutta questa agitazione, tanta esuberanza, questo rigoglioso stare in camicia a petto nudo anche quando fa freddo a che dovrebbe mettere capo? A una diminuzione del carico fiscale? A una maggiore flessibilità del lavoro? A una riduzione drastica della spesa pubblica improduttiva e del settore pubblico? Alle privatizzazioni dei servizi? A un cambiamento della Costituzione? Sfogli il carciofo e vedi che non ha più cuore, se l’è portato via Renzi. L’immigrazione non è più emergenza che terrorizza ed è definitivamente un problema europeo. Ci sono gli esodati, ma ancora per poco. C’è il prezzo del latte,  bevete più latte, il latte fa bene ma non basta a costruirci sopra una leadership. Nemmeno se ha i tratti ragionevoli, meno aggressivi di un Maroni o di uno Zaia. Il Giornale si rallegra per Bologna e informa che non moriremo renziani: non andò affatto bene a chi si ribellò all’idea di morire democristiano. 

 

Non siamo nel 1994. Non siamo nel 2008. E nemmeno nel 2001, alba di speranza finita nel nulla. Renzi è il portato di una sinistra parolaia e inconcludente e di una destra che ha sprecato match point in serie: il duplice fallimento meriterebbe qualche riflessione più profonda, che non sia rimproverarlo di aver fatto copia e incolla di un programma che nessuno aveva mai realizzato.

 

[**Video_box_2**]A vederli, ad ascoltarli, a dire il vero sempre meno numerosi quelli di Forza Italia e sempre più i leghisti, Salvini poi ce lo spalmano su tutte le reti e a tutte le ore, non può non venire in mente la faccia di Nanni Moretti quando legge il Capitale. Almeno in questo la leadership Salvini funziona egregiamente: finalmente anche gli italiani di destra riescono a sentirsi stralunati come quelli di sinistra.  

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