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Oltre Mafia Capitale. Il radicale Magi: la politica si emancipi dai tic giustizialisti

La malagestione dei campi rom e quella dell’accoglienza profughi, cioè due grosse fette del core-business di Mafia Capitale, “sono questioni che potevano essere risolte con una risposta politica prima che diventassero un fatto giudiziario”, dice il neosegretario trentanovenne di Radicali Italiani.

4 Novembre 2015 alle 13:48

Oltre Mafia Capitale. Il radicale Magi: la politica si emancipi dai tic giustizialisti

Roma. La malagestione dei campi rom e quella dell’accoglienza profughi, cioè due grosse fette del core-business di Mafia Capitale, “sono questioni che potevano essere risolte con una risposta politica prima che diventassero un fatto giudiziario”, dice Riccardo Magi, neosegretario trentanovenne di Radicali Italiani appena eletto a Chianciano (con Valerio Federico tesoriere e Marco Cappato presidente), ma anche ex consigliere radicale a Roma nel consiglio appena sciolto per via del caso Marino. “Avevo in mano i dati che riguardavano gli atti illegittimi su campi rom e gestione profughi, e ho denunciato il tutto prima che scoppiasse l’inchiesta”, dice Magi: “Poi ho anche chiesto un provvedimento politico, solo che non c’era la volontà politica di risolvere”. Rapporti difficili con il Pd, dunque, per Magi, ma pure con l’ex sindaco. E qui la storia si complica: già segretario dell’associazione Radicali Roma nonché, come si è autodefinito, “estremista del diritto, della legalità e della trasparenza”, Magi nel 2013 si era candidato (ed era stato eletto) proprio nella lista civica di Marino.

 

“Un solo radicale può fare la differenza”, aveva detto allora Emma Bonino, dopo che già alla Regione Lazio, in epoca Polverini, i Radicali avevano lottato in tema di “trasparenza”. E tanto ha fatto la differenza, Magi, nel senso dell’opposizione interna al sindaco marziano, che a un certo punto Marino ha chiesto le sue dimissioni (per via del voto radicale contrario alla delibera sulla dismissione degli immobili del Comune a prima firma di Pierpaolo Pedetti, consigliere pd arrestato con l’accusa di aver favorito Salvatore Buzzi nell’ambito di quel provvedimento). Ma tra l’ex sindaco e il radicale già c’erano stati momenti duri, con Magi che, sugli sprechi di Atac e Ama, faceva – dice – “critiche costruttive, accompagnate però sempre da denunce, proposte e soluzioni”. Dopo dieci giorni di sciopero della fame e un video appello a Matteo Renzi, il consigliere aveva ottenuto l’adozione dell’Anagrafe dei rifiuti, ma ora che il consiglio è sciolto e lui è stato eletto segretario di Radicali italiani, l’attenzione, dice, deve concentrarsi su due punti: “Sarebbe imperdonabile, da parte nostra, non ripartire dalle città, dopo le esperienze positive e i risultati ottenuti dai consiglieri radicali a Roma e a Milano. Dobbiamo cercare di creare le condizioni per una nostra più diffusa presenza dove è più forte il disagio e la qualità della vita è più bassa”. Da consigliere Magi si è accanito contro la cosiddetta “manovrina d’aula”, la “prassi decennale”, dice, con cui, “attraverso il bilancio, i consiglieri si spartivano i fondi pubblici destinandoli ad associazioni amiche per nutrire il bacino elettorale”. Da neosegretario pensa che i Radicali “abbiano molto da dire”, ma non soltanto sui tradizionali temi della giustizia e delle carceri: “Dal 2014, con Renzi al governo – dice – sono entrati in agenda alcuni dei temi che i Radicali avevano affrontato negli ultimi venti-trent’anni, anche per via referendaria: dalle riforme istituzionali a quella del lavoro. Non abbiamo detto nulla, ma adesso dobbiamo incalzare: le riforme renziane, pur avendo affrontato alcuni nodi, l’hanno fatto in modo insoddisfacente”.

 

[**Video_box_2**]Non è un radicale tipico nell’aspetto e nell’eloquio, Magi – non lo si vedrà mai con le giacche squadrate e le strane scarpe che, a un certo punto degli anni Novanta, spopolavano tra i pannelliani. Forse perché, fino al 2008-2009, da federalista laureato in Storia dell’Europa, militava in modo più defilato. E a Roma, fino a pochi anni fa, era conosciuto come un tranquillo appassionato di politica soltanto nella cerchia post-studentesco-giornalistico-libraria, con propaggini nei giri allargati dei centri sociali e dei licei frequentati da Magi in gioventù, ma poi forse insospettabili bacini di voti anche non radicali quando si è candidato al Comune. Come prima cosa, Magi chiederà un incontro al commissario Tronca, per inoltrargli le “proposte che potrebbe mettere subito in atto, con i poteri che ha”.

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