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Passeggiate romane

La legge di instabilità

Come e perché la manovra renziana avrà l’effetto di spaccare ancora di più la minoranza Pd

20 Ottobre 2015 alle 13:52

La legge di instabilità

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Armiamoci e partiamo. E adesso è la legge di stabilità a tener banco. E a creare il nuovo motivo di contenzioso tra Matteo Renzi e la minoranza del Partito democratico. Solo che anche questa volta gli oppositori interni del presidente del Consiglio sono divisi. Già durante le votazioni della riforma costituzionale si erano spaccati. Senza che nessuno se ne sia accorto. Sì, erano divisi non tra oltranzisti e “moderati”, ma all'interno della stessa area bersaniana. C'era Maurizio Migliavacca, che voleva rimettere in discussione pure l'articolo riguardante la votazione del presidente della Repubblica, e c'era Roberto Speranza che non era d'accordo con questa impostazione e pensava fosse opportuno lasciare tutto come previsto dal ddl Boschi.

 

Armiamoci e partiamo 2. Cambiano i luoghi, gli scenari, e, alle volte, anche i protagonisti ma la sostanza non muta. Una fetta della minoranza vuole portare avanti la battaglia sulla legge di Stabilità a suon di emendamenti, ma ritiene che quella manovra abbia anche delle cose giuste al suo interno. Un'altra fetta vuole combattere tutta la legge, in nome di un tradimento della Costituzione. Troveranno un terreno comune? Beh a tutta prima l'hanno trovato, perché gli emendamenti a cui sta lavorando l'ex sottosegretario Cecilia Guerra stanno bene a tutti. Semmai, ci si divide sul dopo.

 

Armiamoci e partiamo 3. Se le modifiche che riguardano la tassazione sulla casa e il limite dei contanti non passeranno, che farà la minoranza? Non voterà la legge anche nel caso in cui il governo accetti di fare altri cambiamenti? Roberto Speranza (e la stessa Guerra) ritengono che non si possa buttare a mare quel che di buono c'è nella manovra. Bersani, invece, ha già confidato ai parlamentari a lui più vicini che lui medita di uscire dall'Aula, quando si voterà, anche nel caso in cui ci sia la fiducia. Strappo netto, anzi nettissimo. Ma per l'ex segretario è più facile perché ha già fatto sapere che lui non si ricandiderà alle prossime elezioni e che considera questa la sua ultima battaglia. Speranza e soci, invece, non intendono andare in pensione a breve, quindi vogliono riflettere bene prima di decidere di operare uno strappo così forte. Sì, perché è vero che Matteo Renzi ha ingiunto ai suoi di non minacciare espulsioni o provvedimenti disciplinari nei confronti di quanti non intendono votare né la legge né la fiducia, ma è anche vero che di fronte a una simile rottura del patto interno sarebbe difficile per i dissidenti che non voteranno, fare finta di niente e rinviare il contenzioso con il segretario a una prossima Direzione del partito. A quel punto dovrebbero fare una scelta, e non perché li costringe Renzi, o li obbliga in questo senso uno statuto del Pd, ma perché sarebbe difficile per loro spiegare che per la seconda volta, dopo la riforma costituzionale, hanno abbaiato e non hanno morso.

 

Armiamoci e… partite. Dunque, dietro le barricate alzate dalla minoranza interna contro questa legge per la Stabilità, in realtà, si sta discutendo proprio di questo: è possibile votare no e restare comunque dentro al partito senza fare una figuraccia? Quesito non da poco per una componente che per bocca di alcuni suoi esponenti di punta (Roberto Speranza, ma anche Nico Stumpo) aveva assicurato che ormai quell'area si era affrancata da Bersani e dalle sue parole d'ordine. La vera battaglia, questa volta tutta interna alla minoranza, si svolgerà su questo perimetro di gioco. Se l'avrà vinta Bersani e la minoranza intera deciderà di non partecipare alle votazioni finali sulla legge di Stabilità (fiducia o non fiducia) allora sarà chiaro che i vari quarantenni di quell'area non hanno alcun peso e, volente o nolente, il presidente del Consiglio dovrà andare a trattare con i cosiddetti “vecchi”. Se invece Speranza e gli altri quarantenni decideranno per una linea loro, in perfetta autonomia da Bersani, o se riusciranno addirittura a trascinare i “vecchi” sulle loro posizioni, allora, e solo allora, la partita cambierà veramente campo, giocatori e allenatori. E a quel punto per Renzi sarà più difficile dipingere la sua minoranza come un gruppo di nostalgici del Pci… e delle tasse.

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