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La riforma Boschi e il nuovo bipolarismo

Nel giorno dell’approvazione della riforma costituzionale al Senato verrebbe voglia di cominciare questo editoriale con un piccolo collage di tutti i campioni che in questi mesi avevano previsto la fine del governo-che-non-ha-i-numeri.

13 Ottobre 2015 alle 17:55

La riforma Boschi e il nuovo bipolarismo

Il ministro Maria Elena Boschi (foto LaPresse)

Il ddl Boschi – che dovrebbe trasformare il Senato in un organo assembleare che rappresenterà le istituzioni territoriali ponendo così fine al bicameralismo perfetto – è stato approvato a Palazzo Madama con 179 voti favorevoli, 17 contrari e 7 astenuti


 

Nel giorno dell’approvazione della riforma costituzionale al Senato (ora si tornerà alla Camera per ratificare il voto a Palazzo Madama, poi si andrà nuovamente al Senato e ancora alla Camera per il voto finale e infine il prossimo anno ci sarà il referendum) verrebbe voglia di cominciare questo editoriale con un piccolo collage di tutti i campioni che in questi mesi avevano previsto la fine del governo-che-non-ha-i-numeri. Sarebbe però un lavoro troppo lungo e complicato. Occorrerebbe avere una decina di pagine solo per ospitare metà delle dichiarazioni di fine mondo offerte ai cronisti dal nostro onorevole amico Renato Brunetta. E tanto vale stare alla sostanza di quello che è successo e di quello che probabilmente succederà dopo la vittoria di Renzi sulla riforma costituzionale.

 

Se il progetto del premier è quello di costruire attorno alla fine del bicameralismo, la rottamazione del federalismo e la riforma della Costituzione che non è la più bella del mondo (solidarietà a Roberto Benigni), un nuovo bipolarismo in cui da una parte si trova il popolo del Nai (sì) e dall’altra il popolo dell’Oxi (No) la giornata di martedì, al di là dei numeri ottenuti al Senato, ci dice che la direzione del presidente del Consiglio è quella giusta. Per molte ragioni ma per una in particolare. Mai come in questo caso infatti vi è una frattura forte tra le argomentazioni di chi è al governo e quelle di chi si oppone al governo. E mentre è perfettamente comprensibile l’idea che si indovina dietro la riforma (dare più poteri a chi governa, superare un sistema, quello bicamerale puro, che ormai, in Europa, esisteva solo in Italia, e che semplicemente non funzionava più) le motivazioni di chi si oppone alla riforma sono comprensibili solo utilizzando la lente d’ingrandimento del posizionamento politico.

 

[**Video_box_2**]Lo diciamo con un sorriso: può essere credibile un partito come Forza Italia che dopo aver scritto e votato questa riforma considera la stessa riforma che ha scritto e votato un attentato alla Costituzione? Può essere credibile un partito come quello di Grillo che ha fatto della democrazia diretta, della semplificazione della vita politica e della necessaria riforma della Costituzione i sui cavalli di battaglia nel ruolo di chi difende l’attuale e ingessato sistema costituzionale? Diceva lo stesso Grillo qualche anno fa, nel 2001: “La Costituzione non è il Vangelo, il Corano o il Talmud. Per qualcuno però lo è, rappresenta le tavole della Legge di Mosè e ne fa un uso religioso, fideistico”. Aveva ragione Grillo allora. E ha ragione Renzi a costruire il nuovo bipolarismo partendo da un concetto che a occhio e croce potrebbe essere maggioritario nel paese: la nostra Costituzione non era la più del mondo, e andava riformata; e chi non accetta il principio che sia giusto dare a chi comanda il potere di governare lo fa solo perché ha paura che a governare un domani sarà un suo nemico. Messaggio semplice. E anche se naturalmente si poteva fare meglio e anche se naturalmente sarebbe stato preferibile abolirlo del tutto, questo Senato e non renderlo operativo a metà, possiamo dire anche che il messaggio oltre che semplice è anche giusto. Era quello che sognava il Cav. E’ quello che oggi sta provando a fare Renzi.

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