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O la va o la spacca…

Renzi va in Aula e scopre che la vera fragilità del governo ora si chiama Ncd

La riforma costituzionale arriva oggi al Senato. I numeri di Lotti, i timori per lo spappolamento del partito di Alfano

17 Settembre 2015 alle 06:18

Renzi va in Aula e scopre che la vera fragilità del governo ora si chiama Ncd

Angelino Alfano e Matteo Renzi (foto LaPresse)

Roma. Matteo Renzi, come aveva promesso, ha scelto di non impaludarsi nelle mediazioni e la riforma del Senato è da oggi in discussione a Palazzo Madama. Ieri, nei corridoi del Parlamento e di Palazzo Chigi, il sottosegretario e braccio destro del premier, Luca Lotti, ha affettato sicurezza per tutto il giorno con chiunque si sia trovato a parlargli: il tramestio della minoranza interna al Pd è sotto controllo, alla fine i numeri ci saranno per la votazione finale prevista per la metà della prossima settimana. Ma non è alla sola sinistra democratica che nel governo, in queste ore in cui ci si gioca tutto, guardano con particolare attenzione.

 

Anche il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano è tenuto sotto osservazione. Da settimane nel partito alleato di governo si confrontano due linee, due ipotesi e due orizzonti non coincidenti. E l’ipotesi che Ncd si spappoli, forse non oggi, forse non domani, ma certamente prima della fine di questa legislatura non è più  fantasia. “Non è più tempo di una collaborazione episodica, con Renzi va costruita una piattaforma comune”, dice per esempio il vicecapogruppo di Ncd alla Camera Sergio Pizzolante. “Se facesse il partito della nazione molti di noi aderirebbero, ma poiché Renzi si tiene il Pd, allora si apre lo spazio per una forza politica non di sinistra, alternativa allo sfascismo di Salvini e Grillo, che si rivolga a tutte quelle persone attratte dal riformismo renziano ma che pure non voterebbero mai il Pd di sinistra. C’è dunque bisogno, presto, di una nuova classe dirigente che nel nostro partito sappia interpretare questa stagione”. Diametralmente opposta la posizione di altri, come il senatore Andrea Augello: “Non andrò con Renzi per nessun motivo al mondo. Ncd ha avuto in questi anni una funzione semplice: impedire il suicidio del paese nei giorni in cui Berlusconi si sfilava dalla grande coalizione.

 

[**Video_box_2**] Adesso il destino di questo partito è sospeso. Si compirà quando si compirà quello del centrodestra: quando ci saranno un leader e un luogo politico, quando verranno ridefinite le polarità che alle elezioni si contenderanno Palazzo Chigi”. Ma Renzi attira pezzi di ceto parlamentare di Ncd. “Renzi vuole una legge elettorale con il premio alla lista”, dice Augello. “Significa che è impensabile allearsi con Renzi, con lui si può essere solo assimilati. Lui può promettere a sei o sette persone di metterle nella lista del Pd. Ma poi lo farà? E che tipo di operazione sarebbe?”. I voti di Ncd, per la riforma, ci saranno. Pare. Ma qualora a Palazzo Chigi dovessero accorgersi, nelle prossime ore, del rischio di non avere voti sufficienti per la riforma del Senato, nessuno esclude che ad Arcore possa tornare a squillare il telefono.

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