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Gril-lo li-be-ro!

L’ego è come la prostata: l’ipertrofia dà incontinenza. E Grillo non si è tenuto. Condannato a un anno per diffamazione aggravata, di fronte alla prospettiva di doverselo fare, se proprio va male, agli arresti domiciliari, ha evocato addirittura Pertini e Mandela, anche loro finiti in prigione.

16 Settembre 2015 alle 06:18

Gril-lo li-be-ro!

Beppe Grillo (foto LaPresse)

L’ego è come la prostata: l’ipertrofia dà incontinenza. E Grillo non si è tenuto. Condannato a un anno per diffamazione aggravata, di fronte alla prospettiva di doverselo fare, se proprio va male, agli arresti domiciliari, ha evocato addirittura Pertini e Mandela, anche loro finiti in prigione per le loro idee.

 

Ora a parte che le idee di Grillo sono in questo caso una e una sola: a Chernobyl ci fu un’ecatombe e chi nega questa evidenza come fece il professor Franco Battaglia ad “Anno zero” nel 2011, querelante, è un povero coglione di ingegnere dei materiali, nemmeno nucleare, consulente di multinazionali, da prendere quindi a calci in culo, sbattere fuori dalla televisione, denunciare, mandare in galera. A parte poi che Pertini si fece anche qualche anno di manovalanza edilizia in terra nizzarda di cui si favoleggiò per lustri e noi questo mai augureremmo al leader del M5s. E infine che Mandela dopo la lunga detenzione dovette occuparsi del suo disastrato paese e noi questo mai chiederemmo sempre al suddetto leader, a parte tutto questo insomma è il paragone che proprio non va: sarebbe stato più calzante con Guareschi, con Achille Campanile o, per restare in tempi attuali, con il più greve e svaccato franco-antillese Dieudonné M’bala M’bala, quello della quenelle. Anche se nella vicenda giudiziaria non c’è nulla di artistico, Grillo è anzitutto un artista sotto la tenda del circo, perplesso. E’ nato nei teatri, nelle piazze, al riparo dagli spifferi della politica del tempo. Ha denunciato la truffa dei bond argentini, i raggiri contabili della Parmalat, accusato banche e potentati, senza pagare dazio e senza contraddittorio alcuno, cosa consentita solo a un attore comico. Con lo sberleffo, con il furore del saltimbanco si è aperto la strada, creando i presupposti per il successo. Ma siamo ancora qui, ai presupposti. La trasformazione della cosa in politica non è ancora avvenuta. Non basta dare vita a un grande movimento militante e di opinione, non basta nemmeno presentarsi alle elezioni e prendere tanti voti per essere molto diverso da colui che fa semplice testimonianza: Guglielmo Giannini e Pierre Poujade furono maestri dell’affabulazione collettiva, grandi oratori che aggredivano verbalmente i propri avversari, li irridevano e presero anche loro tanti, tantissimi voti. Per qualche anno furono in patria ruvidi rompicoglioni poi finirono nel nulla. Non è per dire che prima o poi anche i Cinque stelle e il suo leader finiranno per sgonfiarsi: magari durano mille anni, ma è durare così che è inutile, un gesto dell’ombrello, cose da artisti insomma.

 

[**Video_box_2**]Guadagnarsi rango e titolo di uomo politico vuol dire impostare battaglie, costruire le giuste alleanze per vincerle, ambire a governare il proprio paese, lasciare un’impronta. I capocomici invece possono dire e non dire, strizzano l’occhio all’attor giovane, si appoggiano alla sua spalla e poi gli fanno lo sgambetto. Beppe Grillo è ancora un comico. Un fior di comico e come comico lo abbiamo amato. Continui anche lui a considerarsi tale. Almeno perché i comici in galera non ce li manda nessuno.

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