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Da pro tav a più odiato dai ciclisti. La second life di Stefano Esposito

Crudele nemesi ha voluto che al sindaco ciclista, Ignazio Marino arrivasse in giunta l’assessore destinato a diventare uomo più che mai indigesto per tutti i romani che si muovono in bicicletta.

11 Settembre 2015 alle 10:58

Da pro tav a più odiato dai ciclisti. La second life di Stefano Esposito

Stefano Esposito (foto LaPresse)

Roma. Crudele, crudelissima nemesi ha voluto che al sindaco ciclista per antonomasia, Ignazio Marino, uomo dei Fori pedonalizzati e della metro C-miraggio, arrivasse in giunta, nel cuore dell’estate, l’assessore destinato a diventare uomo più che mai indigesto per tutti i ciclisti romani. Trattasi di Stefano Esposito, quarantaseienne senatore pd e pro Tav da Moncalieri, ora capo della Mobilità nella capitale, che a Roma è un po’ come dire assessore all’Inferno. E infatti neppure da un mese si era insediato, Esposito, che già la sua nomea di nemico acerrimo di diseconomie presso l’Atac, l’azienda dei bus, gli attirava l’ira di quadri e autisti, e forse pure dei passeggeri, ché l’assessore si era messo in testa non soltanto di studiare l’annosa questione del (mancato) pagamento del biglietto ma anche di chiedere su Twitter ai cittadini di farsi gentilmente volontari per  dare una mano a mantenere linde le vetture in vista e durante il Giubileo (ma il cittadino che prende l’autobus odia preventivamente e per definizione il Giubileo, foriero nell’immaginario collettivo di ritardi, ingorghi di pellegrini e cambiamenti di percorso). E così, nella capitale sotto tutela dei prefetti e dei commissari politici, e nei giorni delle polemiche sui Casamonica a “Porta a Porta” e dei battibecchi sulle strade auto-spazzate dall’attore Alessandro Gassmann, improvvisamente il web non ha avuto occhi che per lui, l’assessore e twittatore compulsivo Esposito, già noto per i vivaci scambi con Maurizio Gasparri, già inviso alla scrittrice Silvia Ballestra per i tweet calcistici accusati di sessismo, già odiato dai Cinque Stelle per i commenti sui “grullini” (così l’assessore chiama gli attivisti m5s sul web) e infine precipitato nel Maelström degli insulti per aver ammesso in diretta a “La Zanzara”, su Radio 24, di aver più volte intonato il classico coro “Roma mmerda” nel suo passato da ultrà juventino.

 

“Lo dico in maniera cinica”, dice Esposito quando gli escono parole non consone al rarefatto eloquio delle diplomazie. E infatti agli esponenti dell’associazione “salvaiciclisti”, che l’altro giorno gli chiedevano più corsie-bici disegnate per terra, l’ha detta talmente cinica che quelli hanno preso la registrazione del colloquio e l’hanno diramata on-line, con conseguente spiegamento di polemiche sul sito “Romafaschifo”: “Io non faccio una bike-line che non sia protetta perché non intendo avere morti gratis sulle strade”, ha detto Esposito, “…oggi un ciclista che sceglie di andare in strada rischia di essere ammazzato, ok? Se io realizzo una bikeline e la bikeline non è protetta dalla cultura che c’è a Roma e in Italia, poi ci sarà un magistrato che viene a cercarmi. E io – ve lo dico con molto affetto – non mi faccio venire a cercare … Mi devo portare sulla coscienza la gente che viene arrotatata?”. Il concetto per Esposito è: o ci sono le protezioni (fioriere) o le corsie ciclabili disegnate per terra ve le scordate. E vi scordate pure, per altri motivi, il GRAB, l’incredibile a udirsi raccordo anulare per due ruote (“…qualcuno ha progettato un GRAB a tempo che passa nei parchi che di notte sono chiusi…”, ha detto l’assessore ai ciclisti). Il traffico è ineliminabile in poco tempo e con la fuffa retorica, è la mazzata finale per l’idilliaca visione della Roma smart-city e no-cars di Marino (sarà che il traffico ce l’ha nel sangue, Esposito, che agli esordi di carriera è stato romanticamente un casellante).

 

“Sono malato di politica”, diceva l’assessore quando militava sul territorio con gli ex Pci-Pds-Ds, molto prima di trovarsi minacciato dagli estremisti No Tav con polli morti e bottiglie incendiarie (due anni fa). “Sono malato di politica”, continuava a dire negli anni concitati e giovanili in cui era assistente di produzione per concerti rock. E la malattia della politica l’ha portato, nella sua second life, proprio nel luogo dove infiniti sogni governativi sorgono e s’affossano, la Roma vissuta con un occhio al parcheggio e uno al pizzardone.

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