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Grande Re Giorgio Napolitano, ma quanto mena il padre di Bobo

Promossa la Madia. C'aveva ragione Veltroni: Marianna stupisce. Bocciato Civati che non ne azzecca una, neppure il soprannome: ma quale Pippo, al massimo Pino. Il pagellone fogliante alla settimana politica di Lanfranco Pace.

15 Agosto 2015 alle 14:00

Grande Re Giorgio Napolitano, ma quanto mena il padre di Bobo

Pippo Civati (foto LaPresse)

GIORGIO IL GRANDE


 

Si è re anche se non si è più seduti sul trono.  Dopo aver lasciato il Quirinale Giorgio Napolitano rimane un riferimento centrale nella politica nazionale, destino che non hanno avuto i suoi predecessori, tranne in parte Francesco  Cossiga. Ha memoria, ricorda nel minimo dettaglio la storia del paese, in più conosce i suoi  polli, sa che basta un niente perché in Italia si passi dal non finito al rinvio e le riforme si compiano a babbo morto. Per questo non molla e non flette. Il suo invito all’opposizione interna al Pd a non tirare troppo la corda e ad approvare la riforma costituzionale è giunto nel momento in cui il premier era circondato da mute vocianti.  Scalfari amico personale del presidente emerito e non proprio amico del presidente del consiglio se l’è presa assai: ha inforcato il suo cavallo un po’ stanco nell’umida sera e denunciato il rischio di deriva autoritaria, il pericolo che rappresenta l’uomo solo al comando, il progressivo snaturamento della democrazia parlamentare.  Napolitano l’ha preso affettuosamente sottobraccio, gli ha spiegato che la democrazia non è minimamente in pericolo e che la riforma del senato s’ha da fare.  Che è come dire “’a Eugè ma che stai a dì”. Le note scalfariane avremo certamente modo di risentirle suonate dai vari Rodotà , Zagrebelsky, Calcassarre in occasione del referendum confermativo che si terrà nel caso più che probabile che in parlamento non si raggiunga la maggioranza dei due terzi. Il referendum sarà una liberazione per il popolo sovrano che, sono pronto a scommettere, esprimerà un sì grandioso. A Napolitano, voto 10.  A Scalfari 6, gli sono devoto indipendentemente da quello che dice. Gli altri soloni non li conosco, perciò voto 5.

 

Segnalo nello stesso registro una riflessione estemporanea di Arturo Scotto, arcigno deputato di Sel: “Le riforme sono materia parlamentare, i governi fanno altro, ai renziani consiglio la lettura di un manuale di diritto costituzionale”. Boh, e che faranno mai i governi in tutto il mondo, gentile Scotto col botto?   

 

 

MAMMA QUANTO MENA IL PADRE DI BOBO


 

Non si poteva dire meglio di come ha detto lui: “Si autoassolvono pensando che Renzi non c’entri niente con loro, che sia come un fungo nato dal nulla, un fungo malefico che va estirpato in modo che il partito ritorni nelle loro mani. Quale sogno demenziale e quale cecità politica: tutti loro sono ormai fuori dalla storia, nel bene e nel male hanno fatto il loro tempo e sono, come capita a tutti, finiti”.

 

E fuori di metafora ha aggiunto che in qualsiasi posto ci si mette a gridare che la sinistra dem ha rotto i coglioni si è accolto con una standing ovation. A Staino, padre di Bobo, voto 10.

 

A conferma di quanto sia fondato il suo giudizio, ricordo che a spingere Renzi verso Palazzo Chigi fu, tra gli altri, anche Massimo D’Alema: sperava così di costringerlo successivamente a dimettersi dalla carica di segretario del partito. Un caso lampante di pompiere piromane. Giocò di fino, ma perse, un 6 alla carriera, per chi ha la mia età non è facile rassegnarsi all’idea che sia stato definitivamente sconfitto.

 

 

I NIPOTINI DELLO ZIO LUDD


 

 

I “Possibile” stanno raccogliendo firme per otto, forse nove referendum. Ora si può capire il risentimento e la voglia di rivalsa contro il jobs act, la legge elettorale e le opere di quel ”tinto” di presidente del consiglio. Ma che Civati ce l’abbia anche con accadimenti non propriamente riconducibili all’esecutivo come le trivellazioni petrolifere in mare, che vorrebbe proibire o sopprimerne il carattere strategico (cosa in sé assai oscura), è  francamente troppo. Magari domani potrebbero proibire rigassificatori e termovalorizzatori. Questa è l’Italia che ci apparecchierebbero, i Civati, i Cinque stelle, i Gaia e i Vendola: mai più grandi opere, nessuna rete ad alta velocità, niente acciaio, un paese piccolo e buono fatto di cose a misura d’uomo, trazzere e baratti a chilometro zero, una ridente valle svizzera con orologio a cucù. Rifiutano tecnologie e macchine, sono luddisti, come gli operai che nell’Inghilterra di inizio Ottocento distruggevano i telai meccanici e che Marx criticava. Da quando Paul Krugman si è messo a difendere e a giustificare le gesta inutili dei seguaci di Ned Ludd, i discendenti radical-chic di oggi si sono convinti di essere dalla parte della ragione. Va bene la politica è l’arte del possibile e ognuno cerca di vincere come può ma costringerci per questo a spendere soldi e tempo per decidere su facezie spettrali, questo proprio no. Non ci siamo ripresi dal trauma di non avere centrali nucleari per volontà popolare, noi che di energia abbiamo molto bisogno e che il nucleare praticamente inventammo. Quindi mai e poi mai un popolo dovrà essere chiamato ad esprimersi su questioni energetiche sennò si rischia di finire tutti in bicicletta. La democrazia è cosa seria, dove uomini per lo più seri dovrebbero discutere di cose serie e non, per dirla con Valentino Rossi, di pugnette. Voto 4 a Pippo Civati, anzi 3, perché è un piccolo snob che si fa chiamare Pippo e non Pino benché il suo nome sia Giuseppe. Voto 2 invece e senza appello a Michele Emiliano: invece di governare la sua regione, continua a guardare a Roma, fa il furbacchione, civetta con qualsiasi estremista, infatti è stato il primo in Puglia a firmare per i referendum. Che prenda esempio dal governatore della Toscana: Enrico Rossi non è certo renziano, semmai è un suo avversario, ma non per questo si mette a sparare  idee sulle comete. Lui governa e pure molto bene: voto 9.

 

 

DI RAI, DI RAI


 

Camusso ha detto che Renzi è stato inelegante a far eleggere nel consiglio d’amministrazione della Rai il suo spin doctor, Guelfo Guelfi. Non ci posso credere: voto 4.

 

I Cinque stelle, Carlo Sibilia e Roberto Fico, ritirano fuori la Bilderberg: accusano la neo presidente Rai Maggioni di aver frequentato quella che secondo loro è l’associazione segreta che guida il mondo. Magari, purtroppo è solo una Cernobbio senza copertura regionale del TG3. Non ci posso credere: voto 4.

 

 

VIVA MADIA


 

Gli occhi di tutti erano puntati sulla riforma del Senato, è passata quindi in secondo piano e quasi sotto silenzio quella della Pubblica Amministrazione. Eppure è un’ottima riforma. Finalmente il pubblico impiego è piegato a regole minime di produttività. E la rotazione forzosa dei vertici introduce un inizio di spoil system in cui gli alti burocrati o applicano le direttive dell’esecutivo o si tolgono dai piedi. Veltroni aveva ragione: la Madia stupisce. E’ostinata, paziente, discreta, studiosa, e sa anche ben circondarsi di collaboratori: voto 10.

 

 

E PER FINIRE … BAMBA


 

 

Evuzzy, Eva’s world, sempre assai chic, ha ritwittato una foto in cui sono messi fianco a fianco i primi piani di Mick Jagger e Mario Monti: “Questi due hanno la stessa età ”. La conclusione evidente è subito sotto: “LA DROGA FA BENE”. Menzione al merito a Evuzzy e 10 con lode all’immortale Brown sugar.

 

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