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Stop Severino now

Ha ragione l’avvocato Pellegrino a dichiarare all’Huffington Post che il decreto del tribunale di Napoli con il quale è stato provvisoriamente accolto il ricorso del governatore della Campania De Luca riabilita Berlusconi e che l’ex Cavaliere farebbe bene a chiedere al Senato di revocare la propria determinazione in ordine alla sua decadenza.

2 Luglio 2015 alle 19:40

Stop Severino now

Vincenzo De Luca (foto LaPresse)

Ha ragione l’avvocato Pellegrino a dichiarare all’Huffington Post che il decreto del tribunale di Napoli con il quale è stato provvisoriamente accolto il ricorso del governatore della Campania De Luca riabilita Berlusconi e che l’ex Cavaliere farebbe bene a chiedere al Senato di revocare la propria determinazione in ordine alla sua decadenza. Al di là del merito delle questioni giuridiche poste dalla legge Severino e che riguardano Berlusconi, De Magistris, De Luca e molti altri, emerge un profilo che sin’ora in tanti hanno fatto finta di non vedere: molti addetti ai lavori ritengono che la Severino non possa essere esente da censure di legittimità costituzionale sotto molteplici aspetti e per tale ragione i suoi effetti giuridici dovrebbero di necessità essere sospesi in attesa delle determinazioni finali degli organi giurisdizionali competenti. I provvedimenti di sospensione o di decadenza che invece sono stati adottati nei confronti di Berlusconi e De Luca prima delle sentenze definitive dei tribunali rischiano di compromettere alla radice diritti politici di rilievo costituzionale, sviliscono la rappresentanza politica, alterano il processo democratico e provocano effetti irreversibili non suscettibili di essere adeguatamente ripristinati.

 

Anche questo ha detto il tribunale di Napoli sottolineando, in particolare, che l’efficacia del provvedimento di sospensione del governatore De Luca pregiudica la continuità dell’azione amministrativa della regione Campania e i diritti politici dell’intero corpo elettorale che risulterebbero compromessi dal provvedimento di sospensione. Molti tribunali sembrano, così, avere il buon senso di procrastinare gli effetti previsti dalla legge Severino a quando i dubbi sulla costituzionalità della medesima saranno fugati o quantomeno all’esito di approfondimenti processuali più adeguati; non così il Senato della Repubblica che, certo di un’interpretazione contestata, ha preferito liquidare subito politicamente piuttosto che in punto di diritto la questione dell’agibilità politica capo dell’opposizione. Nel frattempo il caos, come correttamente sottolinea Pellegrino, perché ogni tribunale può prendere una decisione diversa dall’altro, cosicché l’intera faccenda assume i connotati della farsa e del grottesco. Spetta a Renzi, capo del governo e leader della maggioranza parlamentare, non permettere che la credibilità del nostro sistema istituzionale subisca degenerazioni ulteriori. Oramai è chiaro: la legge Severino così com’è stata congegnata non funziona e viola diritti fondamentali. Forse, potremmo aggiungere  perché è figlia di una cultura manettara alla quale il premier si è sempre dichiarato estraneo. E allora cosa stiamo aspettando?

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