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Tsiprioti di tutta Italia, unitevi! Da CasaPound a Rif. com. è idem sentire

Il cielo sereno sopra il Partenone,  le nubi del “rischio default” che si addensano nelle ore che precedono l’ora X (mezzanotte) del giorno X (ieri), i canali di trattativa Ue-Tsipras riaperti e la “òla” italiana per il leader di Syriza che si alza bipartisan, addirittura tripartisan.

1 Luglio 2015 alle 06:18

Tsiprioti di tutta Italia, unitevi! Da CasaPound a Rif. com. è idem sentire

Una manifestazione di sostegno a Syriza per le vie di Roma, lo scorso febbraio (foto LaPresse)

Roma. Il cielo sereno sopra il Partenone,  le nubi del “rischio default” che si addensano nelle ore che precedono l’ora X (mezzanotte) del giorno X (ieri), i canali di trattativa Ue-Tsipras riaperti e la “òla” italiana per il leader di Syriza che si alza bipartisan, addirittura tripartisan (con il Movimento cinque stelle). Accade così che la “Brigata Kalimera”, dal nome degli italiani speranzosi (Luciana Castellina in testa) che nel gennaio scorso si erano recati ad Atene per sostenere l’Alexis vittorioso (balli in piazza, commozione e souvlaki), si è fatta non soltanto rosso-nera, ma pure verde-Lega. E nessuno pare imbarazzato della compagnia dell’altro. Così ieri serpeggiava fastidio verso “i burocrati” sia nell’estrema destra sia tra i fuoriusciti pd sia nell’M5s sia tra i “salviniani” sia nell’ex lista Tsipras italiana. Ma emergeva pure un certo revanscismo per “le ferite del 2011”. Questo aveva detto lunedì al Corriere Daniela Santanchè, a proposito della caduta del governo Berlusconi “per volere di Angela Merkel con qualche compagno di merende italiano”. Interpellata ieri in proposito, Santanchè diceva al Foglio che “no, non è la Grecia che deve ripensarci, ma la Ue burocrate che deve tornare sui suoi passi. Che cosa vogliono, in Europa, continuare a cacciare governi legittimamente eletti da popolo? O si fanno nascere davvero gli Stati Uniti d’Europa o si deve rifiutare questa spazzatura”. E se questa posizione non è condivisa nella Forza Italia moderata, tra gli imprenditori del veneto azzurro Tsipras è diventato l’uomo del mito: “Il suo è stato un gesto di puro esercizio democratico”, dice Simone Furlan, già giovane volto dell’Esercito di Silvio e membro dell’ufficio di presidenza di Forza Italia (il suo motto ora è “magari Renzi prendesse soltanto un decimo di coraggio da Tsipras”). E insomma Stefano Fassina, deputato fuoriuscito dal pd molto tsiprasiano, si trova, nel suo dire “no” a una certa Ue (“vuole umiliare Tsipras e far tornare al governo i servi che c’erano prima”, ha detto sempre al Corriere), non soltanto in compagnia del capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta (“tifo Tsipras”), non soltanto di Beppe Grillo (“bravo Tsipras”), non soltanto di Luigi Di Maio che, intervistato da Rtl 102.5, dice: “Se devo accettare dei soldi da colui che me li presta e colui che me li presta mi chiede di fare delle riforme lacrime e sangue per questo paese è giusto che io chieda ai miei concittadini”. Con i vari Fassina c’è, sulla linea del “viva Tsipras”, pure la destra-destra.

 

“Anche i parlamentari di Alba dorata approvano la scelta di Tsipras, e da noi si nota una certa convergenza trasversale sull’idea dell’uscita dall’euro”, dice Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound. Di Stefano spera che i greci “abbiano il coraggio di dire no” anche se pensa “che sarebbe stato meglio non indire il referendum: si rischia di lasciare un margine a chi vuole convincere i greci a ripensarci, e di offuscare il vero punto: una nazione che sembrava orientata verso un ritorno alla dracma, doveva procedere spedita verso un accordo con la Russia di Vladimir Putin, farsi in qualche modo suo ‘satellite’”.

 

Domenico Di Tullio, esperto di culture della destra, avvocato (anche) di CasaPound e scrittore, invita a “distinguere tra l’estrema simpatia per la ribellione del popolo greco che va contro lo strapotere della Ue e della Germania nella Ue, da un approccio di Tsipras un po’ furbetto: mettere a referendum la questione è un po’ lavarsene le mani. Benissimo che la Grecia dica no a grottesche richieste di restituzione del debito, ma di fronte a questi diktat tu Tsipras non puoi ricorrere fintamente al popolo che ti ha già dato la delega con il voto”. Dalla Lega nord (dove Matteo Salvini lunedì diceva “italiani, ritirate i soldi dalle banche”) giunge grande appoggio al leader greco: “Chiunque faccia resistenza a questo modello di Europa fa bene”, dice Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega alla Camera, convinto che “non si stia rispondendo alle esigenze dei cittadini ma a quelle dei gruppi finanziari e burocratici. Dunque ben venga una massa critica del ‘no’”. Dopodiché, dice Fedriga, “è chiaro che Tsipras propone un assistenzialismo in cui non ci riconosciamo, ed è chiaro che in Grecia c’era già un governo eletto che poteva prendere decisioni” (è la velata critica al referendum che potrebbe “scatenare speculazioni”, dice Fedriga. Che comunque, fosse greco, voterebbe “no”).

 

A sinistra, intanto, tra i nostalgici della lista “L’altra Europa per Tsipras”, l’amore per il compagno greco non s’incrina. Da Rifondazione comunista, Paolo Ferrero non è per nulla imbarazzato dalla compagnia di Lega, CasaPound e Forza Italia, anzi: “Anche il Pci votava a volte con l’Msi e non per questo ha smesso di fare opposizione alla Dc”. Ferrero pensa che “Tsipras abbia fatto benissimo a chiedere di poter andare verso un’Europa che esce dall’austerità. Ma dopo cinque mesi di incontri si è capito che non c’era volontà di vero dialogo, e che in Europa la democrazia non esiste più. E Tsipras, con un’azione rivoluzionaria, ha riconsegnato il suo mandato agli elettori”. Ora Ferrero auspica “che la Ue faccia retromarcia o che si prenda la responsabilità di dire, mi si permetta la battuta, se Atene non è in Europa, Washington non è negli Stati Uniti. Gli Usa, il Giappone e la Cina, con i loro parametri e le loro politiche, sarebbero senz’altro fuori dalla Ue della Merkel”. Dal paese del “Possibile” di Pippo Civati giunge via blog, nel frattempo, sincero sostegno allo Tsipras sotto Troika: “… ora, in Grecia, fossi greco”, scrive Civati, “voterei no: Tsipras ha già detto che se perdesse si dimetterebbe. E che se vincesse non sarebbe un’uscita dall’euro, ma l’espressione della sovranità popolare: il suo non è un no all’Europa o all’euro, ma la posizione di una questione democratica imprescindibile. E la presa di distanza da soluzioni che non risolvono i problemi del suo paese”. Civati dice al Foglio che sarebbe dalla parte di Tsipras “anche in caso in cui si dovesse valutare in extremis un accordo”. Nel senso che “si fida” di Alexis, “uomo di governo”.

 

Non si fa in tempo a sentire la campana di sinistra che da destra arrivano altre parole pro Tsipras, precisamente da Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia (per niente disturbata dalla compagnia della gauche): “Da questo punto di vista la penso come Marine Le Pen: in Europa lo scontro non è tanto tra destra e sinistra quanto tra chi lotta per i diritti dei molti e chi difende gli interessi dei pochi, tra i popoli che hanno il diritto di autodeterminarsi e l’Europa ridotta a comitato d’affari dei creditori”. Meloni invita a considerare le “drammatiche conseguenze geopolitiche, non solo economiche” della situazione: “Si pensi a una Grecia che esce dalla Nato e entra nella sfera di influenza di Putin, per non dire della Cina”. “Siamo in mano alla finanza e questo accade solo in Europa”, dice Meloni: “La Grecia ha le sue responsabilità, ma da quando è intervenuta la Troika i dati sono peggiorati. E’ come se un alcolista si fosse rivolto a un santone, ma un giorno avesse scoperto che il santone si è fatto intestare tutti i suoi beni”.

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