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I problemi di Marino e l'asimmetrica guerra al terrore. Il pagellone fogliante alla settimana

Ai francesi tutti e al loro presidente, un 10 di vicinanza nel giorno del lutto.  A noi, e agli altri europei, che ci accucciamo per non essere tacciati di fobia anti islamica, 5. Per Marino, in manifesta contraddizione nel soggetto, voto 5. E per Sarvini, come lo chiamano ormai a Roma, 4: un leader ambizioso non dovrebbe mai volare a livello di gallina - di Lanfranco Pace

27 Giugno 2015 alle 08:12

I problemi di Marino e l'asimmetrica guerra al terrore. Il pagellone fogliante alla settimana

Il presidente francese Hollande durante la conferenza stampa dopo l'attentato in Francia (LaPresse)

E NOI CHE DI GUERRA NON EROI. Hollande lascia Bruxelles con la faccia tirata, dolente. E’ un figlio del boom economico e della cultura della pace, la percezione da vicino della morte lo turba, è evidente. Questa guerra sarà pure asimmetrica e terribilmente complicata ma dobbiamo lo stesso prenderne le misure. Non siamo di fronte a reticoli cospirativi altamente addestrati: questa è gente qualunque che spara su gente qualunque e chiunque è in grado di farlo. Il terrore tecnologicamente povero è riproducibile all’infinito, è il fai da te con mezzi che si trovano al supermercato, due pinze e una tenaglia e la benedizione dell’Altissimo. I responsabili degli attentati emergono da acquari dell’interno, in zone grigie e schermate dove le comunità non sono più sedotte dal nostro stile di vita e sembrano persino indifferenti al welfare di cui hanno beneficiato per anni. Cercano senso della vita e trascendenza, per questo danno la morte.   

Ai francesi tutti e al loro presidente, un 10 di vicinanza nel giorno del lutto.  A noi, e agli altri europei, che ci accucciamo per non essere tacciati di fobia anti islamica, 5.

 

NOVECENTO, ATTO PRIMO. Mineo nel senso di Corradino si appalesa a una manifestazione contro la riforma della scuola. Professoresse che potrebbero essere sue figlie lo circondano, lo spintonano, Piero Bernocchi, che è un po’ il nonno dell’italiano e dell’italiana in fregola contestataria permanente, si interpone e lo porta via. Zero spaccato a Mineo che ancora va per strada a fare la ruota, 1 a Bernocchi perché sta ancora lì e non va in pensione e una nota di biasimo per non aver consentito che l’indisponente senatore pd rimediasse la pigna. Quanto alle professoresse, non è che non debbano protestare, figuriamoci: solo che per ribellarsi ci vuole un motivo e di motivi qui non ce n’è. Tranne uno: la paura delle commissioni di verifica, che cioè qualcuno si metta a valutarle e si accorga che non leggono un libro da venti anni: voto 4.  

 

NOVECENTO ATTO 2. Passiammo pe’ Tuledo, nuje annanze e mammeta arreto, cantava Renato Carosone, ancora non c’era il codazzo che oggi si intravvede dietro i primi fuoriusciti dal Pd e la cui lunghezza, si dice, verrà misurata con precisione in autunno. Cofferati e poi Civati e Pastorino, quindi Fassina, Vendola e Fratojanni sono lì che aspettano le famigerate dinamiche positive e i contenitori adeguati, Ferrero anche ma sembra più restio a sciogliere il suo poderoso partito. Si ignorano al momento le posizioni dei partiti di Rizzo o di Turigliatto, all’appello non mancherà mezza lista Italia per Tsipras cioè  Curzio Maltese, l’altra metà, la signora Spinelli per ora li snobba. E che farà Landini? Al punto in cui è la sinistra in Europa, dovrebbe essere vietato fondare un qualunque partito o persino un Rotary senza prima annunciare le proprie intenzioni e presentare uno straccio di programma. Da quando Basaglia svuotò i manicomi, ho visto legioni di matti che non si sono accontentati di fare opera di organizzazione testimonianza e del conflitto sociale ma hanno voluto misurare lo spazio politico e parlamentare che c’è a sinistra e a sinistra della sinistra. E’ per l’osservatore una soverchia rottura di palle, per l’elettore un’inezia.  

Voto, “non classificati”, si vede che quando erano in sezione hanno fatto sega proprio ai corsi di base.  

 

OLIMPICO. Così Ignazio Marino, dopo che il consiglio comunale ha approvato con un voto importante e trasversale la candidatura di Roma ai Giochi del 2024: “Proprio perché c’è Mafia Capitale la città ha bisogno dei Giochi”. Ora è chiaro che se a Roma ci fosse davvero la mafia i Giochi andrebbero fatti altrove, nemmeno a Totò Riina sarebbe venuto in mente di farli tenere nella sua Palermo. Marino avrebbe dovuto dire invece che i Giochi si possono fare a Roma proprio perché la Mafia non c’è, ci sono criminali sì ma non più che a Londra, Parigi o New York e sono pure meno sanguinari.  Se avesse detto questo però avrebbe negato l’unica parte di sé che può ancora spendere, l’ultima sua ragione sociale in politica: essere un ostacolo poco efficace ma onesto alla corruzione. Salvini a sua volta ha detto che è una follia, che Roma dovrebbe prima pensare a chiudere le buche. Per Marino, in manifesta contraddizione nel soggetto, voto 5. E per Sarvini, come lo chiamano ormai a Roma, 4: un leader ambizioso non dovrebbe mai volare a livello di gallina.

 

I FURBI. Di Putin si può pensare tutto il male possibile tranne che sia fesso. Contrariamente a quanto la diligente e seria Federica Mogherini ha dichiarato  al Foglio, l’embargo contro la Russia è un autentico colabrodo. Non c’è merce o contratto in entrata o in uscita su cui Mosca non riesca a mettere le mani. Miriadi di società sono spuntate con funzioni di schermo, di intermediario,  Mosca paga un po’ di più per il servizio reso ma è spesa che vale l’impresa. Alla fine a fare la figura dei fessi saranno proprio coloro che hanno voluto l’embargo. Il capo del Cremlino ha 8, a prescindere.  E 6 per la signora Mogherini, è giovane e un po’ tenera ma siccome lavora sodo certamente si farà.

 

[**Video_box_2**]IN MEMORIA. Grazie a Laura Antonelli dalla carnalità burrosa e dalla voce roca, il suo futti futti Ninuzzo schiuse i pori di giovani e meno giovani in sale buie ed  improvvisamente silenziose. Grazie anche alla straordinaria Angela Luce, ho come un flash di questa vedova dal seno straripante che ammicca seduttiva al ragazzino e dice “che faccio allora mi drappeggio?” Fu un film piccolo ma sincero, Malizia, ed entrambe le cose furono alla base del suo successo straordinario. Di cui va dato merito anche all’autore, Salvatore Samperi,  morto da una decina di anni e al giovane Alessandro Momo morto un anno dopo l’uscita del film. Non li abbiamo nemmeno ricordati in questi giorni, tutti abbiamo fatto finta di illanguidirci sulla solitudine della creatura fragile finita nel tritacarne di Cinecittà . Ma quanta ipocrisia, non siamo forse fatti così, le icone le usiamo e le gettiamo e la loro fine, qualunque essa sia, ci è indifferente. Un pubblico non può essere compassionevole, subisce l’incanto del momento e rimpiange il fulgore del passato perché appartiene anche a lui, se ne è appropriato di riflesso, è suo. Bacio tenero e accademico a Laura, a quelli di Malizia. E a noi, pubblico di allora.

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