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La Maturità di Renzi

Sulla scuola il premier rischia di finire nella gola della Ditta

9 Giugno 2015 alle 19:53

La Maturità di Renzi

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Governo battuto in commissione Affari costituzionali del Senato, chiamata oggi a esprimere il parere di costituzionalità sul ddl Buona scuola. La votazione, alla quale ha partecipato anche la presidente Anna Finocchiaro (Pd), è stata di 10 voti a favore e di 10 contrari, e quindi il parere non è positivo. Lo ha annunciato il senatore di Gal, Mario Mauro. "Il testo è scritto male – ha affermato l'ex ministro della Difesa del governo Letta – e quindi propongo di fermarsi tutti a riflette e di scriverla meglio".


Il sabotaggio corporativo della riforma dell’organizzazione scolastica, che in questi giorni arriva al culmine con il blocco più o meno temporaneo degli scrutini, appoggiato dalla minoranza del Partito democratico, ha ottenuto un primo risultato. Matteo Renzi ha dovuto rinviare di un paio di settimane il passaggio parlamentare, sul quale rischia uno scivolone se la minoranza non voterà la riforma nemmeno se sottoposta alla questione di fiducia (intanto, in Commissione il governo è andato sotto su un parere di costituzionalità, proprio sulla riforma della scuola, e pur non essendo responsabilità del Pd il segnale non è incoraggiante).

 

C’è chi legge questa frenata come una manovra tattica per coinvolgere la parte meno rissosa della minoranza, il che comunque conferma che Renzi non si sente più in grado di procedere da solo come faceva quando era più certo del seguito elettorale. Il fatto che la minoranza abbia stabilito un collegamento piuttosto solido con un pezzo della base sociale tradizionale della sinistra, quello dei docenti, e che altri tentino di agganciare l’area operaia, magari con le suggestioni di Maurizio Landini, mette in evidenza la difficoltà del renzismo di reggere soltanto sulla base del riformismo dall’alto, che non è in grado di aprire contraddizioni e di condurre battaglie sul terreno della base sociale organizzata. Questo problema difficilmente si può risolvere con manovre tattiche, rinvii o annacquamenti dei contenuti riformatori. Tanto meno sarà superato con richiami alla disciplina di partito, che riportano la questione al punto di partenza: la minoranza democratica è disposta a lasciar governare il segretario o preferisce una crisi e anche un eventuale passaggio elettorale anticipato?  Finché non ci sarà una risposta a questa domanda Renzi sarà costretto a galleggiare, e proprio per questo i suoi oppositori non hanno fretta. Incassano il previsto successo delle agitazioni del mondo della scuola e si presentano come vittime di un premier che rompe con la base sociale e spacca il partito, anche se in realtà questa è una specie di replica della favola del lupo e dell’agnello. Quello che sembra un dato di fatto è che Renzi per recuperare l’iniziativa, che oggi è dei suoi avversari, deve avviare un’operazione politica ad ampio raggio e bisogna vedere se ne è capace.

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