cerca

I giochini pazzi di Bindi e Saviano, c’è sempre uno più puro che ti epura

La rincorsa dei moralismi quattrinari, cioè le piattaforme legalitarie fatte per vendere copie e prendere voti, per realizzare vendette e assemblare coalizioni di sconfitti in rivolta contro la realtà politica, ha prodotto un cortocircuito dei più disonorevoli ma, bisogna dirlo, anche divertenti - di Giuliano Ferrara

31 Maggio 2015 alle 06:23

I giochini pazzi di Bindi e Saviano, c’è sempre uno più puro che ti epura

Roberto Saviano (foto LaPresse)

Nella vita c’è sempre uno più stupido, più fazioso, più ignorante e più carogna di te. O no? La rincorsa dei moralismi quattrinari, cioè le piattaforme legalitarie fatte per vendere copie e prendere voti, per realizzare vendette e assemblare coalizioni di sconfitti in rivolta contro la realtà politica, ha prodotto un cortocircuito dei più disonorevoli ma, bisogna dirlo, anche divertenti. Rosy Bindi ha deciso di imporci il suo capriccioso azionismo cattolico senese, già incubato e accudito da Giulio Andreotti, ora prediletto dal club dei miliardari di Libertà e Giustizia: da presidente dell’Antimafia, prima delle elezioni per fare il giusto fragore, ha reso nota una lista di brutture giudiziarie (talune brutture degli indagati, tal’altre brutture degli indagatori). La campagna mediatica era già stata bene impostata con il concetto di “impresentabili”, e il risultato finale è noto: una istituzione parlamentare intitolata all’antimafia tenta di cooptare il voto dei cittadini-elettori e realizza il massimo del voto di scambio, io ti do il certificato di pulizia a te, sputtanando il tuo vicino di lista, e tu mi dai la testa del Pd renziano a me, che sono oppositore e vittima di un rinnovamento di generazioni e di cultura aborrito dai vecchi pachidermi della politica di sempre. Una volta le pasionarie come Tina Anselmi davano la caccia ai massoni mettendoli in liste “sostanzialmente veritiere”, adesso le più piccine compilano elenchi di “sostanzialmente delinquenti”, e ci mettono i capilista del loro partito, visto che nel loro partito sono all’opposizione.
 
 
Ma questa performance grottesca, nata con ogni evidenza da invidia e cupiditas e paura della morte politica, nutrita della scarsa cultura giurisdizionale e istituzionale di una azionista cattolica della politica di sempre in guerra contro un boy scout della politica di oggi, Bindi contro Renzi, non poteva non finire nella più grottesca delle farse. E qui entra subito in gioco Roberto Saviano, la ruota di scorta sgonfia di tutti gli sgommati d’Italia.
 
 
No, dice Saviano. La Bindi sbaglia. La falsa giustiziera si rende inconsapevolmente complice della malavita politica. La sua lista degli impresentabili, rilasciata con il clamore del giorno prima del voto, è un boomerang. Infatti – questa sarebbe l’argomentazione de ’o scrittore – se tu indichi il marcio giudiziario presunto e non accertato in liste elettorali perfettamente legali, sostituendo una commissione parlamentare inutile da tre decenni almeno agli elettori e alla loro capacità raziocinante e morale, alla fine fai un favore alla delinquenza vera. Gli impresentabili, scrive Saviano, sono dissimulati in quelle liste di destra di centro e di sinistra, dissimulati per ogni dove, coi baffi e senza baffi, e molti ora, nel momento in cui la presidente antimafiosa Bindi sottolinea con il pennarello rosso e blu i nomi dei candidati che sono stati molestati dalla giustizia politicizzata o inane, per esempio un Vincenzo De Luca, ricevono per opposizione una patente di presentabilità. Chi può garantire che il nome messo accanto a De Luca, per quanto incensurato o non molestato da pretori d’assalto, sia un nome onesto? Saviano non può garantirlo, non può esercitare questa delega che si è data con l’autorizzazione dei suoi editori e mentori. Anzi, denuncia il tranello: la messa all’indice di De Luca è una bonanza per gli altri corrotti con la fedina penale intonsa.
 
[**Video_box_2**]Saviano vorrebbe che a governarci fossero lui stesso e la sua mitica scorta; Robespierre, avvocaticchio di una Casal de Prince qualsiasi, gli fa un baffo a questo ossesso  del Terrore giustizialista. Nelle liste ci sono due tipi di nomi: i delinquenti, e quelli li sistema la compagna Bindi. E i delinquenti nascosti, e quelli ricevono dalle patenti di impresentabilità distribuite dall’Antimafia una indiretta autorizzazione a agire in politica come fossero presentabili: con il che i veri impresentabili, quelli che con la giustizia sono riusciti a non avere a che fare, saranno eletti con i complimenti della Grande Moralista. Ma queste astuzie della storia non sfuggono al gagliardo giornalista politico dissimulato scrittore pupazzo le cui fila sono tenute in mano da geniali burattinai.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi