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Vago in bilancio

Perché la legge sull’anticorruzione dà troppi poteri persecutori ai pm

23 Maggio 2015 alle 06:18

Vago in bilancio

Nella legge anticorruzione il punto più critico resta la reintroduzione del reato di false comunicazioni sociali, il cosiddetto falso in bilancio. I reati devono essere definiti in maniera precisa, in modo che il comportamento dei vari soggetti possa ottemperare con certezza alla legge. A una visione superficiale sembra semplice, basta dire la verità. In realtà il bilancio di una società, specialmente se complessa come sono tutte quelle maggiori quotate in Borsa per le quali la sanzione penale in caso di false comunicazioni arriva fino a otto anni di carcere, è un documento spesso chilometrico, in cui sono presenti elementi soggettivi, non solo nella valutazione dei cespiti (che alla fine è stata fortunatamente esclusa dal reato). Non è chiaramente definito quali siano i “fatti materiali rilevanti” la cui manomissione comporta il reato.

 

Se si potesse contare sul buon senso della magistratura inquirente forse queste imprecisioni potrebbero essere considerate veniali, ma nella situazione concreta dell’Italia è evidente che lasciare alle procure la possibilità di agire semplicemente in base a pregiudizi o opinioni su una materia non regolata può produrre sconquassi. Insieme alla genericità del reato, la procedibilità d’ufficio, cioè anche in base a “notizie di reato” anonime o magari suggerite da concorrenti sleali, cioè la mancata identificazione di un effettivo soggetto danneggiato dalla condotta discussa, costituisce una miscela esplosiva. In assenza, o con una forte carenza, di certezza del diritto, gli operatori non saranno invogliati a investire, gli amministratori saranno indotti a eccessi di cautela e questo peserà sulle fragili prospettive di ripresa dell’economia nazionale, sottoposta a nuovi vincoli anziché aiutata a sprigionare le sue potenzialità vitali.

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