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Cosa può imparare la destra italiana dal nuovo trio delle meraviglie: Ca-Me-Ra

Occhio: non è solo l’Inghilterra. Non è solo la spinta generata dalla clamorosa vittoria di David Cameron. Non è solo il risultato rotondo prodotto dalla buona azione del governo inglese. In Europa c’è qualcosa di più.

10 Maggio 2015 alle 06:00

Cosa può imparare la destra italiana dal nuovo trio delle meraviglie: Ca-Me-Ra

David Cameron e Angela Merkel in una foto di qualche mese fa (LaPresse)

Occhio: non è solo l’Inghilterra. Non è solo la spinta generata dalla clamorosa vittoria di David Cameron. Non è solo il risultato rotondo prodotto dalla buona azione del governo inglese. In Europa c’è qualcosa di più. Esiste un treno molto veloce, sempre più veloce, che in Italia viene sistematicamente ignorato, a volte persino spernacchiato, che costituisce l’unico motore possibile per la rinascita di un centrodestra moderno. Il treno per semplicità lo chiameremo Ca-Me-Ra ed è un treno guidato in modo solido ed efficace dal nuovo trio delle meraviglie della destra europea: David Cameron, Angela Merkel, Mariano Rajoy.

 

Il treno delle meraviglie è guidato dai leader dei paesi che nei prossimi anni trascineranno l’economia dell’Eurozona e che in virtù dei buoni risultati ottenuti in Gran Bretagna, in Germania e in Spagna, dove con riforme toste, riduzione della spesa pubblica, declinazione virtuosa dell’austerity, tasse tagliate in modo drastico, anti pikettismo sfrenato, promettono di essere non solo il frutto postumo delle lezioni del thatcherismo ma anche l’unica risposta possibile, politica e culturale, al tentativo della nuova sinistra, di matrice anche renziana, di imporre in Europa uno sfegatato modello di neo blairismo.

 

Il fatto vero che emerge dagli ultimi due anni di elezioni europee è che la notizia della morte della destra è ampiamente esagerata e che anzi, Italia a parte, sono i partiti di natura repubblicana, se così si può dire, a guidare la ripresa dell’Europa e a sedare, con meno problemi della vecchia sinistra, i populismi che nascono a loro fianco. Farage è stato spazzato via da Cameron senza grandi difficoltà, in Germania gli anti-euro di Alternativa per la Germania si stanno frantumando, in Spagna, nonostante la nascita di molti cespugli (Podemos e Ciudadanos) che chissà che fine faranno, Rajoy è riuscito a imporre al suo governo una crescita maggiore persino rispetto a quella americana – secondo Citigroup, nel 2015 la crescita spagnola (2,7) sarà maggiore di quella prevista nel Regno Unito (2,6), negli Stati Uniti (2,6) nella zona euro (1,5), e in Germania (2).

 

In Italia, invece, a dimostrazione che la classe dirigente del centrodestra non è solo frammentata ma è anche sconclusionata, scombinata e senza una direzione, il paradosso è che la galassia tafazziana che circonda il partito repubblicano al quale sta lavorando Berlusconi sta nascendo contrapponendosi al modello della destra vincente europea, e si sta formando inseguendo il populismo perdente. Nell’immaginario della destra italiana la cornice dell’austerity – all’interno della quale si trovano tanto Cameron quanto Rajoy e ovviamente Merkel – è una realtà culturale contro la quale occorre combattere in modo tosto e definitivo.

 

Per pietà non ricorderemo che, ai tempi dell’elezione francese, la vecchia classe dirigente del Pdl decise, per fare un dispetto alla Merkel (brr, che paura), di sostenere in campagna elettorale la sinistra anti merkelliana di François Hollande (che infatti abbiamo visto che fine sta facendo). E per pietà non diremo che i futuri e inevitabili compagni di viaggio del partito repubblicano, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, considerano il merkellismo non come l’unica soluzione possibile per salvare la destra europea, e vedono anzi come più vicino alle proprie idee il modello fallimentare di Tsipras (zeru tituli in Europa).

 

Il paradosso dunque è che la nuova destra italiana si sta formando inseguendo più il populismo perdente (modello Farage-Le Pen) che il riformismo vincente (modello Ca-Me-Ra) e l’egemonia del partito della nazione è una conseguenza diretta anche di questa posizione scellerata. Dopo Londra, dunque, serve con urgenza in Italia un cazzuto partito conservatore liberale di massa, che non sia ostaggio del renzismo e che non sia una riproposizione  aggiornata del leopoldismo e che sia in grado di agganciarsi senza balbettare al treno della rinascita della nuova destra europea.

 

[**Video_box_2**]La destra repubblicana, conservatrice, di stampo liberale e liberista esiste, governa gran parte dei paesi europei. L’unica forza che riesce non solo a vincere le elezioni (come fa Renzi) ma anche a far crescere i propri paesi (come non riesce a fare Renzi) e ha buone possibilità di affermarsi anche negli Stati Uniti. Per rinascere bisogna partire da qui. Ricordandosi che Cameron, prima di arrivare dove è arrivato, ha dovuto passare momenti difficili e affrontare una dura opposizione parlamentare (per cinque anni, dal 2005 al 2010). E ricordandosi soprattutto che i Grillo, i Farage, i Le Pen, come tutti i populismi di lotta e non di governo, scadono presto come lo yogurt. E chiunque scelga di inseguire l’estremismo al posto del riformismo è destinato a finire nella stessa cartellina in cui in Inghilterra è finito il simpatico Farage: trash.

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