Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

La legge perfetta per un'alternativa

Claudio Cerasa
Una volta esaurito il goffo dizionario delle sciocchezze elettorali, anche Forza Italia capirà quello che francamente ci sembra essere evidente: che l’Italicum è il miglior sistema elettorale che un centrodestra che sogna di tornare competitivo.

Suvvia, prima o poi ci arriveranno. E forse qualcuno ci è già arrivato. Di sicuro Silvio Berlusconi lo pensa da tempo, anche se per ovvie ragioni non lo può ancora dire. Ma una volta esaurito il goffo dizionario delle sciocchezze elettorali (fascismo, golpe, dittatura, democratura) anche Forza Italia capirà quello che francamente ci sembra essere evidente: che l’Italicum è il miglior sistema elettorale che un centrodestra che sogna di tornare competitivo potrebbe pensare di avere per contendere la scena a Renzi. Non fatevi fregare da tutti gli scienziati che oggi vi raccontano che un premio di maggioranza alla coalizione (come era la prima versione dell’Italicum) sarebbe stato infinitamente meglio di un premio di maggioranza alla lista (come è la versione definitiva dell’Italicum) perché chi vi racconta questo non è altro che un teorico del brancaleonismo politico, un sostenitore della stessa tesi che per una vita il centrodestra ha rimproverato ai suoi nemici: non avere una sola idea di come fare opposizione e scegliere dunque, per fare opposizione, l’idea più semplice e più fragile del mondo: tutti insieme a fare casini, a urlare buuuuuu contro il proprio avversario, a seppellire le proprie idee dietro ululati incomprensibili e a rinunciare a costruire un contenitore unico dell’alternativa.

 

Le coalizioni che vanno da Che Brunetta e arrivano fino a Madre Boldrini passando dal Cinque stelle attraverso Salvini e San Patrignano sono coalizioni che numericamente possono eccitare chi passa le proprie giornate a compulsare i sondaggi ma sono coalizioni i cui leader sono destinati a fare la fine che hanno fatto gli ex grandi leader protagonisti della stagione del prodismo: diventare, forti del loro fallimento politico, al massimo autori di imprescindibili bestseller. Se il centrodestra vuole coltivare la frammentazione e si vuole preparare a inondare le librerie con imprendibili volumi dei vari leader che oggi guidano i vari frammenti del centrodestra, il premio Pulitzer alla coalizione era l’idea giusta: frammentare, frammentare, frammentare per resistere, resistere, resistere. Ora che invece il fato ha messo il centrodestra nella condizione forzata di dover ragionare su uno scenario che in fondo Berlusconi ha sempre sognato, seppure in un altro periodo storico, nessuno impedisce a Forza Italia e compagnia di fare opposizione dura e pura a Renzi (con le regionali alle porte sarebbe un delitto non farlo) ma dall’altra parte nulla dovrebbe impedire di osservare la realtà con un occhio più distaccato e capire che non c’è occasione migliore di quella offerta dal premio alla lista per creare un Partito democratico di centrodestra. Quel contenitore che in questi giorni lo stesso Cav. ha confidato di voler chiamare la versione italiana del Partito repubblicano.

 

[**Video_box_2**]Oggi non è facile ragionare su uno scenario in cui le schegge impazzite del centrodestra possano rimettersi insieme e formare un contenitore capace di presentarsi sul campo come la vera alternativa al renzismo. Ma la strada, la sola, è quella. E da questo punto di vista il premio alla lista è destinato a ridare centralità alla creatura politica che verrà partorita dalla mente di Berlusconi. Che si chiami Forza Italia 10.0, Pdl 3.0, Forza Silvio, Alé Azzurri, o come volete, poco importa: l’alternativa a Renzi si costruisce non con i frammenti ma con un progetto forte capace di fare quello che nessun altro partito-lista potrà mettere in pratica nel futuro: accettare la sfida di Renzi, mettersi sullo stesso suo piano, contendere al Rottamatore i voti futuri dei delusi del renzismo e, attraverso il premio alla lista, imporre una serie di temi sui quali chi ci vorrà stare, tra gli alleati, ci potrà stare. Sapendo che se una Lega o un Fratelli d’Italia non ci vorranno stare (ma ci staranno) la colpa non sarà della legge elettorale ma solo di un’incompatibilità latente che il premio alla coalizione avrebbe solo nascosto. Oggi lo scenario sembra impossibile. Lo era anche nel 1994. Poi si trovò un modo per fare la lista. E anche se erano altri tempi, sappiamo tutti come andò a finire.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.