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Seconda fiducia al governo sull'Italicum: 350 voti favorevoli

Sono 37, come ieri, i dissidenti che alla Camera dei deputati hanno deciso di non votare l'articolo 2 della legge elettorale. Questo pomeriggio sarà la volta dell'articolo 4 (dove l'esito favorevole è scontato). Da verificare la strategia futura della minoranza dem.

30 Aprile 2015 alle 12:31

Seconda fiducia al governo sull'Italicum: 350 voti favorevoli

La Camera dei deputati (foto LaPresse)

Il governo ottiene il secondo via libera sull'Italicum. L'Aula della Camera ha infatti approvato la questione di fiducia posta dal governo sull'articolo 2 del disegno di legge di riforma della legge elettorale, nello stesso testo approvato dal Senato. I voti favorevoli sono stati 350, i contrari 192, un astenuto. La votazione sull'articolo 4 è prevista invece nel primo pomeriggio (l'articolo 3 non deve essere votato perché non é stato modificato) mentre per il voto finale sull'intera legge occorrerà aspettare lunedì sera. Emanuele Fiano, responsabile delle Riforme del Pd, ha detto che "il dato politico è identico a ieri", riferendosi al numero dei dissidenti del paritto di maggioranza che non hanno votato. Secondo i dati forniti dal Pd, "sono 37 gli assenti per motivazioni politiche", ovvero esponenti della minoranza del partito. Scorrendo l'elenco, i nomi sono gli stessi di ieri, tra cui Bersani, Letta, Cuperlo, Bindi, Fassina, Epifani. Come ieri ha invece partecipato al voto Enzo Lattuca. Secondo i calcoli fatti dal Pd, i 'dissidenti' risultano essere gli stessi di ieri, in quanto dall'elenco dei 38 'non giustificati' che non hanno partecipato al voto per motivi politici, andrebbe tolto Vaccaro, che stando a quanto spiegano dal Pd, non sarebbe assente per dissenso verso la linea del gruppo.

 

Il primo voto di ieri era stato segnato da una robusta maggioranza che ha detto sì al governo ma anche dalle proteste dell'opposizione e, soprattutto, dalle divisioni nel Pd. Il premier Matteo Renzi ha ringraziato i deputati che hanno votato la fiducia e sottolineato che "la strada è ancora lunga" e ribadendo che questa "è la volta buona".

 

L'esito della doppia votazione di oggi è scontata, la maggioranza su cui poggia il governo e la riforma elettorale è solida. Ma, oltre alle proteste dell'opposizione, la principale conseguenza che la tripla fiducia lascia sul campo riguarda gli equilibri interni al Partito democratico. Ieri la minoranza interna si è spaccata e oggi quello schema sarà ripetuto, ma per i deputati della sinistra Pd si apre la questione di cosa fare dopo il no alla fiducia.

 

[**Video_box_2**]Prima di tutto c'è la posizione da prendere sul voto finale al provvedimento, in programma la prossima settimana. Poi, più importante, l'opposizione interna a Renzi dovrà decidere se e come dare battaglia al Senato, dove si riapre il capitolo delle riforme istituzionali e dove i numeri del governo sono molto più ballerini della Camera. Infine c'è la questione più politica. Le voci si rincorrono, si parla della nascita di un gruppo parlamentare autonomo ma anche di altro: "La scissione non è nel nostro vocabolario", ha ripetuto anche oggi l'ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza. Ma molto dipenderà anche dall'atteggiamento di Renzi dei prossimi giorni nei confronti dei 'dissidenti'.

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