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Salvini. Landini. Civati. Fitto. Con questi dirigenti solo le procure possono sconfiggere Renzi

Diceva giustamente anni fa Nanni Moretti, che a ripensarci bene fu un rottamatore ante litteram, che con questi dirigggenti non vinceremo mai – e alla lunga, almeno su questo, aveva ragione da vendere - di Claudio Cerasa

12 Aprile 2015 alle 11:55

Salvini. Landini. Civati. Fitto. Con questi dirigenti solo le procure possono sconfiggere Renzi

Matteo Renzi (foto LaPresse)

Diceva giustamente anni fa Nanni Moretti, che a ripensarci bene fu un rottamatore ante litteram, che con questi dirigggenti non vinceremo mai – e alla lunga, almeno su questo, aveva ragione da vendere. Se Nanni Moretti utilizzasse oggi la sua cinepresa per inquadrare quel che resta della floscia classe dirigente che si candida a fare opposizione a Renzi non potrebbe che ricorrere alla stessa espressione e sarebbe costretto a dire, stretto forse in un grido di dolore ancora più profondo di quello urlato a squarciagola nel 2003 a Piazza Navona, che con questi dirigenti le minoranze non vinceranno mai e di conseguenza Renzi sarà destinato a governare per i prossimi duecento anni. Avete mai provato a metterli tutti insieme? Tutti, eh, ma proprio tutti.

 

Susanna Camusso con il suo perfetto tempismo (idea geniale quella di costruire l’identità della Cgil contro una riforma del lavoro che nell’immediato forse non produrrà nuovo lavoro ma regolarizzerà comunque diverse posizioni pendenti, e dunque precarie). Maurizio Landini con il suo ingroismo latente (idea geniale quella di utilizzare il consenso del proprio sindacato per fare politica senza fare davvero politica ma dando a tutti l’impressione di essere qualcosa di più simile a un politico che a un sindacalista). Matteo Salvini con la sua incapacità a comprendere alcuni basilari meccanismi della politica (voler fare il Le Pen italiano in un paese che ha ancora Grillo al 20 per cento e voler conquistare il sud del paese dopo aver mandato per una vita a quel paese il sud di quel paese è un progetto che alla lunga metterà a nudo la verità del salvinismo e il suo essere nient’altro che una interessante ma transitoria bolla mediatica). Pippo Civati con il suo scissionismo culturale (Civati ha talento, come Salvini, ma a forza di costruire la propria base di consenso sul nannimorettismo, inteso come “mi si nota di più se mi scindo o non mi scindo”, rischia di fare la fine di Giuseppe Fioroni). Nichi Vendola con il suo illusionismo (solo un mago come Nichi poteva riuscire nell’impresa di dar vita a una grande scissione in un piccolo partito nato da una precedente scissione e di diventare, con un lampo di genio, il Raffaele Fitto del comunismo, solo un filino più irrilevante). Stefano Fassina con il suo simpatico ma non sostenibile equilibrismo (Fassina ha carattere ma un politico che dopo aver governato il paese con Berlusconi sceglie di costruire la sua opposizione a Renzi rimproverandogli di aver fatto un inciucio con Berlusconi, salvo poi ritrovarsi, in nome dell’anti renzismo, sulle stesse posizioni degli amici di Renato Brunetta, diciamo che non ha un grande futuro). Raffaele Fitto con il suo progetto strategico per la conquista del paese (scissione da Forza Italia, alleanza con Alfano, con Tosi, con Passera, con tutti i centristi del mondo, per rifare una nuova Dc capace di competere con la Dc renziana e mettere insieme, nel 2016, un partito che possa conquistare voti al centro, nell’epoca politica in cui se c’è una certezza è che il centro è finito, scomparso, collassato, kaputt: auguri sinceri). Ci sarebbero poi i ragazzi del Movimento 5 stelle che i sondaggi (ah, i sondaggi) danno un po’ in ripresa ma che nel giro di un anno e mezzo sono riusciti a sbagliare più gol a porta vuota di Darko Pancev in una partita con l’Inter. Ci sarebbero anche loro, se non fosse che Grillo non ha più voglia, il movimento vive delle sue contraddizioni, gli scissionisti aumentano sempre di più e i grillini hanno dimostrato di essere delle forze antagoniste e giammai rivoluzionarie. Ci sarebbero anche loro, se non fossero diventati, i Di Battista e compagnia, più

 

Ma alla lunga forse ha ragione chi dice che in prospettiva – a parte il nostro eroe Raffaele Cantone, anti corruttore unico delle coscienze – il nemico che potrebbe far più paura a Renzi è rappresentato più da Rodolfo Sabelli, capo dell’Anm, che da chiunque altro: ed è costituito più dal sindacato che Sabelli rappresenta che da qualunque altro soggetto politico (non bisogna dire cosa potrebbero fare i magistrati per sconfiggere Renzi, no?).

 

In questo quadro sconfortante per chi sogna un paese non dominato da Mr Leopolda – e in cui Berlusconi, se davvero cominciasse a fare il regista, se davvero cominciasse a pescare in giro per l’Italia nuovi e credibili talenti da lanciare, avrebbe un mare aperto di fronte a sé – sarebbe un errore pensare che l’assenza di un’opposizione vera, credibile, forzuta, sia un bene per Renzi. Un politico che vive senza opposizione è un politico che vive con un occhio bendato. Ed è vero che Renzi non può certo essere lui a impegnarsi per far nascere un’opposizione credibile. Ma è anche vero che se ha deciso, come dice, di voler aprire il suo mondo alla minoranza del Pd il terreno giusto per farlo poteva essere, per esempio, quella della scelta del successore di Graziano Delrio a Palazzo Chigi. E il compagno Claudio De Vincenti sarà anche un bersanian-lettiano di ferro, ma se avesse voluto fare una mossa spiazzante Renzi avrebbe dovuto fare una cosa semplice: via Delrio da Palazzo Chigi e dentro, of course, Pier Luigi Bersani. E invece mossa pigra e sbagliata.

 

Ma tanto, si sa, con questa opposizione Renzi potrà sbagliare quanto vuole ma gli altri in campo, nannimorettianamente, non vinceranno mai.

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