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Propaganda anticorruzione. Giornaloni e tv spasimano per la gogna facile

Precedenti del vento manettaro finiti nel dimenticatoio. Sul Sole 24 Ore di ieri spiccava un titolone a sei colonne: “Solo 226 i corrotti in carcere”. L’incipit: “Non è proprio che le carceri italiane scoppino di detenuti per corruzione…”.

1 Aprile 2015 alle 19:50

Propaganda anticorruzione. Giornaloni e tv spasimano per la gogna facile

Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (foto LaPresse)

Sul Sole 24 Ore di ieri spiccava un titolone a sei colonne: “Solo 226 i corrotti in carcere”. L’incipit: “Non è proprio che le carceri italiane scoppino di detenuti per corruzione…”. Che peccato, sarebbe bello se le patrie galere scoppiassero di più di quanto già non facciano. Dunque anche l’organo degli imprenditori si mette un po’ al vento manettaro che torna a soffiare, tra procure e grandi media nazionali, proprio mentre passa al Senato la legge anticorruzione. Un mood dal quale aveva pur preso le distanze su alcune parti, tipo invitare a distinguere per il falso in bilancio la “colpa” dal “dolo”. D’altra parte SkyTg24 martella gli abbonati con il “counter on air di giorni, ore e minuti” da quando l’allora semplice senatore Pietro Grasso presentò il famoso testo di legge; counter mixato agli spot di “1992”, la fiction Sky su Mani pulite. E riecco il sostituto procuratore Henry John Woodcock, quello di Vallettopoli e di Vipgate (“ramo d’indagine di Inail-petrolio”, secondo l’intestazione del fascicolo), e con lui le intercettazioni a gogò sul vino di Massimo D’Alema, per ora: ma non si dovevano limitare lo spionaggio telefonico e lo spiattellamento sui giornali? Su questo il 24 Ore infila la testa sotto la sabbia.

 

Eppure su un altro quotidiano, il Giornale, l’ex numero uno di Finmeccanica Giuseppe Orsi racconta i quattro anni da indagato per finanziamenti alla Lega ricavati da una tangente indiana: tutto archiviato dal gip di Busto Arsizio “in quanto l’ipotesi non ha trovato riscontro investigativo”. E non è molto lontana l’assoluzione dopo un anno di carcere per Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb, per l’ipotizzata connection telefonica con la malavita comune. Né quella in Cassazione di Alfredo Romeo, l’imprenditore di Global Service, dopo 79 giorni a Poggioreale su tre anni chiesti da Luigi De Magistris, fondando sull’inchiesta farlocca la carriera di sindaco di Napoli, mentre si suicidava l’assessore Giorgio Nugnes. Che pensa di Orsi il 24 Ore, che pensava allora dei molti Scaglia, Romeo, Nugnes: li voleva al gabbio? E che pensa della solitaria battaglia di Luigi Manconi, senatore del Pd, che da una vita combatte gli abusi carcerari, tanto a danno dei vip quanto dei poveri cristi e spesso finiti in tragedia senza notizia, che ieri ha votato contro l’innalzamento delle pene (“mera propaganda”), isolato e inevitabilmente tacciato di berlusconismo? Prodigo di utilissimi raffronti con gli altri paesi evoluti – su produttività, privatizzazioni, conti pubblici, tutte cose per le quali vale il famoso appello “Fate presto” – il giornale della Confindustria non sottopone agli stessi test la qualità della nostra giustizia, penale e civile.

 

[**Video_box_2**] Eppure la demolizione sempre in Cassazione di quattro gradi di giudizio per il delitto di Perugia (se non vogliamo citare il Rubygate) dicono pure qualcosa. Ma i giornaloni che propugnarono l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ora trovano nuovi filoni di caccia nelle fondazioni che l’hanno sostituito; né scafatissimi cronisti giudiziari battono ciglio se la mafietta di Roma nord tra campi rom e benzinai si trasforma in “Mafia Capitale”; se la raccomandazione sfocia in “disegno corruttivo”. Il tutto per finire magari nel nulla. Massì, perfino Renzi purtroppo pare convinto: un Cantone al giorno toglie il medico di torno.

 

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