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Syriza e i suoi fratelli finiscono male

Il film preferito di Merkel & Draghi sullo schianto dei partiti “anti”

24 Marzo 2015 alle 06:18

Syriza e i suoi fratelli finiscono male

Angela Merkel e Mario Draghi (foto LaPresse)

Neppure la cancelliera tedesca Angela Merkel, alla regia, e il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, alla sceneggiatura, avrebbero immaginato un film migliore (da presentare magari al Festival di Berlino); genere “euro-thriller”. Ieri Alexis Tsipras veniva accolto dalla cancelliera per la prima visita ufficiale in Germania, preceduto da una lettera-sos che ammette che senza aiuti europei il governo greco non avrà i soldi per pagare gli stipendi di aprile; contemporaneamente da Spagna e Francia arrivavano i risultati di consultazioni amministrative nelle quali i partiti “no-euro” registrano risultati inferiori alle attese. La sinistra di Podemos, che largamente si è ispirata ai compagni ellenici di Syriza, è arrivata terza in Andalusia, dietro socialisti e popolari. E soprattutto al primo turno di voto nei dipartimenti francesi il Front national di Marine Le Pen non ha trionfato, come invece ampiamente previsto dai sondaggi, ma si è vista battere dal rinato centrodestra di Nicolas Sarkozy, lasciandosi dietro solo gli imbelli socialisti hollandiani. Meno di un anno fa il Front national vinceva le europee, mentre gli antieuropeisti e antitedeschi spagnoli guidati da Pablo Iglesias, nati da appena cento giorni, conquistavano la ribalta politica e seggi a Strasburgo.

 

Nell’Andalusia socialista il movimento Podemos è cresciuto sì, ma in gran parte a spese di Izquierda unida, una sorta di Sel spagnola; e guardando alle elezioni nazionali di dicembre con un distacco ancora grande dalle due forze principali filoeuro. Dunque che cosa è accaduto negli ultimi mesi? Che Syriza, anch’essa trionfatrice alle europee e alle parlamentari di gennaio, è stata una pessima bandiera sia per la sinistra creativa sia  per la destra nazionalista. Tsipras e il suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, tra piani di sussidi pubblici, appelli umanitari, accuse di nazismo, richieste di danni di guerra e minacce di gettarsi nelle braccia del presidente russo Vladimir Putin, si sono dimenticati di mettere giù un credibile programma di governo: credibile non tanto nell’interesse tedesco ma soprattutto di quello dei greci. Neppure l’accusa di essere strangolati dal debito, da ultimo rivolta anche alla Banca centrale europea – che alla Grecia ha prestato una somma equivalente al 60 per cento del pil – ha fatto breccia nel fronte sud potenzialmente benevolo – dalla Spagna al Portogallo all’Italia – che però i sacrifici li ha affrontati e i debiti li sta restituendo. E grazie anche alla Bce inizia a rifiatare. Da noi il segnale non vale tanto per la sbrindellata brigata Kalimera, quanto per la Lega: il nazionalismo un po’ pop a base di scorciatoie economiche e promesse facili vale un sondaggio, un talk-show, una copertina di Rolling Stones, il duro governo è tutt’altra cosa.

 

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