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Giudici e Renzi? Al Lupi, al Lupi

Nella risposta seccata e indignata che ieri mattina Matteo Renzi ha offerto al numero uno dell’Associazione nazionale magistrati, il dottor Rodolfo Sabelli, “non è vero che il governo schiaffeggia i magistrati”, c’è un tratto di involontaria e trasparente sincerità - di Claudio Cerasa

18 Marzo 2015 alle 06:18

Giudici e Renzi? Al Lupi, al Lupi

Maurizio Lupi (foto LaPresse)

Nella risposta seccata e indignata che ieri mattina Matteo Renzi ha offerto al numero uno dell’Associazione nazionale magistrati, il dottor Rodolfo Sabelli, “non è vero che il governo schiaffeggia i magistrati”, c’è un tratto di involontaria e trasparente sincerità. Un tratto che forse vale la pena mettere a tema, in questi giorni in cui per cause di forza maggiore (Expo, Tav, intercettazioni, responsabilità civile) il rapporto tra governo e magistratura è tornato a essere tema più che centrale. Il punto è questo: il governo Renzi sta facendo qualcosa per ridimensionare gli strapoteri della magistratura, o dietro la maschera delle riforme simboliche (responsabilità civile, ferie) si nasconde un sostanziale e implicito accordo di non belligeranza, di non schiaffeggio? Renzi – e qui c’entra anche il caso Lupi – ha detto sulla magistratura cose che pochi altri politici di sinistra hanno avuto il coraggio di dire, ma alla prova dei fatti il premier ha dimostrato di non avere intenzione di sfidare frontalmente l’Anm, come sarebbe lecito aspettarsi da un politico che dice di voler responsabilizzare la magistratura. E così, con una mano Renzi prova a togliere qualcosa (una legge con la quale, come ha ammesso ieri sul Fatto il procuratore capo di Torino Armando Spataro, per i magistrati non cambierà sostanzialmente nulla) e con l’altra offre invece agli stessi magistrati poteri spropositati: più pene sulla corruzione; innalzamento delle pene per allungare la prescrizione; traffico di influenze; autoriciclaggio; non distinzione tra dolo e colpa nei reati ambientali e nel falso in bilancio. Niente schiaffi dunque, molte carezze, e continui segnali disseminati sul territorio, sui giornali, nei provvedimenti legislativi, negli atti parlamentari, che sembrano avere, finora, un unico filo: ragazzi, via, non facciamoci del male. Ma è davvero così?

 

Sarà che Renzi sa bene che alcuni degli ultimi governi sono caduti per mano della magistratura, e che dunque a scherzare troppo con il fuoco rischia di farsi molto male (e il fatto che è della procura di Firenze che sono uscite fuori le intercettazioni su Lupi chissà che non sia stato letto dal premier come un possibile avvertimento al governo). Sarà che tra l’enunciazione e la rottamazione il renzismo presenta sempre una zona grigia difficile da decodificare. Sarà che Renzi ha scelto di utilizzare in modo ormai ossessivo Raffaele Cantone (magistrato) come nuovo garante ufficiale della moralità del governo nella lotta contro il Male. Sarà che Renzi, di fronte a inchieste molto invasive, non si azzarda quasi mai a schiaffeggiare i magistrati che alimentano il processo mediatico mettendo in circolo intercettazioni che riguardano persone che nulla hanno a che fare con le inchieste giudiziarie (e di fatto le dimissioni richieste ieri da Renzi a Lupi sono arrivate sulla base di un paio di intercettazioni, nulla di più). Sarà che il governo ha dato prova in troppe occasioni di non saper resistere alla tentazione di dare risposte penali a problemi che sono invece soltanto o quasi esclusivamente politici (“La nuova legge sulla corruzione – ha detto ieri onestamente alla Stampa il magistrato Carlo Nordio – non servirà a un bel niente. Non è inasprendo le pene che si combatte la corruzione. Quella che occorre è una rivoluzione culturale per snellire la macchina burocratica e prevedere meno controllori, meno passaggi”).

 

[**Video_box_2**]Sarà per tutto questo, e per molto altro, ma anche alla luce dei fatti relativi all’indagine che ha “sfiorato” il ministro Ncd Maurizio Lupi (non indagato, ma a quanto pare la logica della presunzione di innocenza vale solo per i ministri e i politici del Pd, per gli altri vale la presunzione di colpevolezza) si potrebbe pensare, non senza malizia, che Renzi ha scelto di sfidare l’Anm, ma soltanto a parole. Per carità, finora è solo un sospetto. Ma a voler trattare Renzi come Renzi tratta a volte alcuni ministri (specie se non sono del Pd) diremmo che, in questo caso, per il presidente del Consiglio conta più la presunzione di colpevolezza che quella di innocenza. No?

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