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La persecuzione a Berlusconi spiegata da Pannella

"Quando ho saputo di Berlusconi ho pensato allo scandalo di Enzo Tortora", così il leader dei Radicali Marco Pannella commenta l'assoluzione in Cassazione di Silvio Berlusconi al processo Ruby in un'intervista a Qn.

12 Marzo 2015 alle 10:10

La persecuzione a Berlusconi spiegata da Pannella

Silvio Berlusconi con Marco Pannella (foto LaPresse)

"Quando ho saputo di Berlusconi ho pensato allo scandalo di Enzo Tortora", così il leader dei Radicali Marco Pannella commenta l'assoluzione in Cassazione di Silvio Berlusconi al processo Ruby in un'intervista a Qn.

 

Pannella parla di "dramma della giustizia" che condiziona la politica con "sentenze manifestamente ingiuste", in quanto "nella corporazione dei giudici esiste una minoranza agguerrita e in buona fede, per carità, che però sbaglia". E' a tal proposito che la politica deve "fare in modo che prevalga un vero stato di diritto", poiché questo, "come ci insegnano Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, è essenziale".

 

L'assoluzione di Berlusconi è anche il fallimento degli anti-berlusconiani, "che sono stati sputtanati" e "che ora devono capire che lo stato italiano deve rientrare nella legalità", un ritorno quindi alla giustizia-giusta "che noi radicali non abbiamo mai dimenticato". E' a tal proposito che il leader radicale critica il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, "una vergogna", che "colpisce tutti", tant'è vero che "il 35 per cento della gente che sta in galera viene poi dichiarata innocente".

 

Nel corso dell'intervista Pannella ricorda anche il rapporto con il Cav. e il suo sostegno alle campagne radicali "sin dal 1992-93", anche se poi "non è riuscito a far breccia nel potere partitocratico", per cambiare il sistema giudiziario italiano. "Io non mi nascondo, Berlusconi ha firmato i nostri 12 radicalissimi referendum - che trattavano di finanziamento pubblico, immigrazione, ottopermille, depenalizzazione dei reati di lieve entità legati agli stupefacenti - e tutto alla luce del sole. Firmò pur riconoscendo che non avrebbe votato a favore per tutti e dodici".

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