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L'inutile sermone della Cei

"Il dato morale è un altro” sostiene la Cei a proposito dell’assoluzione di Berlusconi al processo Ruby. Repubblica.it titola soddisfatta “I vescovi gelano Berlusconi”. Ma dalla Cei ci si sarebbe aspettato, più che un sermone sulla morale, uno su quello che significa vivere in uno stato dove si confondono i peccati con i reati.

12 Marzo 2015 alle 19:51

L'inutile sermone della Cei

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Al direttore - “Il dato morale è un altro” sostiene la Cei a proposito dell’assoluzione di Berlusconi al processo Ruby. Repubblica.it titola soddisfatta “I vescovi gelano Berlusconi”; ma, a ben vedere, che reati e peccati siano su due piani irrimediabilmente diversi è una tesi da sempre cara a coloro che in questi anni si sono spesi in difesa del Cav., al netto di quella frangia minoritaria di ultras fedeli alla versione delle “cene galanti”. Sul rapporto Berlusconi-morale cattolica, mi torna in mente una brillante risposta di Sacconi, che alla domanda capziosa del giornalista replicò ricordando il costante impegno del Cav. in favore di una legislazione sulle tematiche etiche pienamente concorde con i desiderata vaticani. Per un uomo politico, meglio il bunga bunga in privato del laicismo in pubblico.

Daniele Montani

 

Da un pezzo grosso della Cei, dopo quello che è successo in questi anni attorno al caso Ruby, mi sarei aspettato, più che un banale sermone sulla morale, un sermone su quello che significa vivere in uno stato dove si confondono i peccati con i reati. E se c’è qualcuno a cui oggi sarebbe il caso di fare la morale, quel qualcuno, più che Berlusconi, coincide con chi prova a imporre la dittatura del processo mediatico.

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