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Colpevole d’innocenza

I salti mortali di Corsera & Co. dopo l’assoluzione berlusconiana

12 Marzo 2015 alle 06:18

Colpevole d’innocenza

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

L’assoluzione confermata a Silvio Berlusconi ha lasciato un po’ di amaro in bocca ai giornalisti che sulla “vicenda Ruby” avevano imbastito una specie di romanzo popolare a tinte fosche. Spiace constatare che è così anche per il Corriere della Sera, non solo per il plotone di esecuzione del giustizialismo abituato a sparare pallottole di piombo (tipografico) contro il leader di Forza Italia, il Fatto, la Repubblica & Co. Già la scelta di dare solo una breve notizia in prima pagina per poi far arrivare precisazioni e commenti a pagina 9 fa una certa impressione. Sarebbe stato così anche in caso di sentenza sfavorevole? Difficile crederlo. E vabbè, si sa che le notizie cattive hanno la precedenza su quelle buone.

 

Quando si va a esaminare la cronaca si legge, per cominciare, che il verdetto è stato “contrastato” perché “quasi certamente” i giudici si sarebbero divisi in camera di consiglio. Segue una lunga, circostanziata, minuziosa ricostruzione degli argomenti dell’accusa, seguita da una parodistica sintesi di quelli della difesa, consistenti in un banale “considerazioni fuori tempo massimo” (il che fa intendere che sia non una questione di merito ma una tempistica non accurata ad aver determinato la conferma dell’assoluzione). Lo stesso schema, enfasi sulle tesi dell’accusa, banalizzazione di quelle della difesa, si trova nell’articolo “di colore” di Giovanni Bianconi. Infine, ma non per ultimo, arriva il capolavoro di ipocrisia firmato da Luigi Ferrarella, che se la prende con chi ha sostenuto fin dall’inizio l’innocenza di Berlusconi: “Quelli che”, come li definisce sarcasticamente, non avrebbero voluto vedere mettere in scena una farsa giudiziaria dalle finalità politiche evidenti e sinistre. Berlusconi dovrebbe solo ringraziare “il fisiologico meccanismo del dibattito procedurale” che ha portato alla sua assoluzione “per motivi giuridici pur a fronte di fatti storici accertati”. Insomma è un colpevole che se l’è cavata per qualche cavillo, che invece di rammaricarsi per i danni subiti dovrebbe essere grato alla giustizia italiana che per puro formalismo gli ha evitata una giusta condanna. Come capovolgimento della verità non c’è male.

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