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Sulla scuola Renzi faccia il libertario. Copi Obama

Nel dibattito politico di questi anni sulla scuola è mancata una vera attenzione per l’esperienza americana delle cosiddette “charter school”: istituti sganciati dal sistema pubblico tradizionale, che però ricevono finanziamenti dallo Stato sulla base degli iscritti.

11 Marzo 2015 alle 13:17

Sulla scuola Renzi faccia il libertario. Copi Obama

"La scuola che cambia, cambia l'Italia" con Matteo Renzi (foto LaPresse)

Al direttore,

 

 

Nel dibattito politico di questi anni sulla scuola è mancata una vera attenzione per l’esperienza americana delle cosiddette “charter school”: istituti sganciati dal sistema pubblico tradizionale, che però ricevono finanziamenti dallo Stato sulla base degli iscritti. Oltre Atlantico queste “charter school”, su cui Barack Obama ha giocato molte delle proprie carte, sono generalmente considerate un’esperienza di successo e hanno permesso un miglioramento dell’offerta educativa – specie nei quartieri più poveri – insieme a una riduzione dei costi per i contribuenti. Stessa cosa si è vista nel Regno Unito, dove con le “grant maintained school” si è di fatto seguita la medesima strada.

 

Cosa differenzia le “charter school” dai normali istituti pubblici? Sono gratuite come questi ultimi, ma godono di più ampia autonomia e costano meno al contribuente, dal momento che l’ammontare a studente che viene fissato è considerevolmente al di sotto di quanto il sistema statale spende per ogni proprio allievo. Questa carenza di finanziamenti è però compensata da una migliore gestione delle risorse e anche grazie all’aiuto di fondazioni private e donatori. Oltre a ciò, le scuole selezionano liberamente gli insegnanti e definiscono larga parte dei programmi. Il risultato è che spesso non riescono ad accogliere tra i loro iscritti tutti gli studenti che fanno richiesta.

 

Da noi l’ipotesi di prendere ispirazione da queste scuole libere e pubbliche al tempo stesso era stava avanzata da Andrea Ichino e Guido Tabellini, che un paio di anni fa nel volume Liberiamo la scuola avevano sostenuto che le “charter school” possono sollevare il sistema educativo dal controllo delle burocrazie ministeriali, dalle logiche del “posto fisso” e andare meglio incontro alle esigenze dei ragazzi.  Nel libro gli autori avevano anche immaginato uno schema piuttosto dettagliato, basato su una fase di sperimentazione della durata di cinque anni.

 

Il governo Renzi dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di importare pure in Italia questo modello, che gli permetterebbe di fare il liberale entro una logica e un linguaggio di sinistra: ampliando la libertà di scelta delle famiglie e creando spazi di iniziativa sociale. Non bisogna mai scordare, in effetti, come larga parte del mondo progressista viva entro un Sessantotto mai concluso e continui a inseguire forme di autogoverno che si tengano ben distante da tutto quanto è anche lontanamente associabile al capitalismo. Se è questo che vogliono, basta non parlare di una “privatizzazione” della scuola, ma di una sua “ri-socializzazione”.

 

Nella presente fase storica, per giunta, la nascita delle “charter school” potrebbe avere luogo incentivando giovani laureati e insegnanti precari a dare vita a scuole indipendenti, guidate da loro e gestite secondo la loro ispirazione. Far venire alla luce istituti di questo tipo sarebbe assai meglio che non assumere nello Stato interi eserciti di precari cronici: migliorerebbe la qualità e il pluralismo del sistema educativo, aiuterebbe i conti pubblici (come s’è detto, le “charter school” fanno risparmiare), avvicinerebbe alle logiche d’impresa almeno una parte degli insegnanti.

 

[**Video_box_2**]Certamente è necessario rendere possibili forme contrattuali flessibili e va accettata l’idea che l’istituzione scolastica a cui si dà vita non soddisfi le attese di giovani e famiglie. Saranno questi ultimi a decidere chi merita di operare e chi no: il che significa che la scommessa di un’istruzione più plurale non può sfuggire a una qualche dose di precarietà. Ma certo il gioco varrebbe la candela.

 

Nel nostro piccolo mondo italico nutrito di sospetti e antipatie, clericalismi e anticlericalismi, queste scuole pubbliche indipendenti creerebbero poi un ponte tra il voucher a sostegno dei privati e le scuole statali così come sono, allargando la varietà delle esperienze senza scatenare alcuna rivoluzione.

 

Sotto certi punti di vista, sembra una mossa assai renziana. Siamo sicuri che al governo non ci abbiano già pensato?

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