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Sì, lo hanno assolto. E anche il bunga bunga

Cazzo, lo hanno assolto. Questa volta è finita. Il processo Ruby non doveva mai cominciare. E invece è cominciato in una ridda di macroscopiche anomalie, a partire dall’assegnazione del fascicolo per concussione alla titolare dell’antimafia Ilda Boccassini. - Annalisa Chirico

11 Marzo 2015 alle 18:54

Sì, lo hanno assolto. E anche il bunga bunga

Ilda Bocassini (foto LaPresse)

Cazzo, lo hanno assolto. Questa volta è finita. A lei tocca dirlo piano, con il giusto tatto, meglio farla accomodare. Guai a essere bruschi, certe notizie ti stecchiscono. “Niente, dottoressa, ci hanno dato torto. La Cassazione lo ha assolto”. Gli amanti del genere, saga da segaioli, ripiegheranno su Playboy. O sul più dozzinale e amatoriale YouPorn. Questione di gusti. E i gusti di carne e di letto hanno tenuto banco nel processo che non doveva mai cominciare. Le 51 udienze attorno alla presunta penetrazione tra l’ex premier birichino e la “minore adultizzata” (iudex dixit) Karima el Mahroug hanno impresso una pagina non memorabile nella storia giudiziaria italiana. La smania di protagonismo togato ha sputtanato l’Italia, e l’allora premier, per una storiella boccaccesca di peccatucci e zero reati. Qualcuno ne risponderà? Domanda retorica.

 

Intanto il giochino inquisitorio, che ha trasformato la corte di giustizia di Milano, patria dei Verri e dei Beccaria, in un tribunale al comune senso del pudore, si ferma qui. Non serviva convocare un’assise di fini giuristi per rendersi conto che le accuse di concussione con il presunto concusso che nega recisamente qualunque pressione, e di prostituzione con la presunta prostituta che nega recisamente di aver avuto rapporti sessuali con il padrone di casa, non avrebbero retto. Noi abbiamo difeso, strenuamente, la sfacciata libertà di organizzare feste e festini eleganti e financo ineleganti. Né abbiamo creduto che Karima fosse la nipote di Mubarak o che le ragazze di via Olgettina fossero timorate di dio assidue frequentatrici di Lourdes. Abbiamo invece difeso il loro sacrosanto diritto di essere quello che vogliono, secondo le personali ambizioni di ognuna. Ora come allora vale il tuono di piazza Farnese per bocca di Giuliano Ferrara: siamo tutti puttane, nessuno escluso. Possediamo tutti quanti, maschi e femmine, un pizzico di quella “furbizia orientale” che ci rende profondamente liberi di sgomitare per autodeterminare la nostra vita. E il perenne scambio con l’altro, di qualunque natura esso sia, è la sublimazione della nostra indipendenza privata. Alle talebanfemministe che storcevano il naso, indignate dalla sfilata, su e giù per i gradini del tribunale di Milano, di borse griffate e occhialoni da diva, a loro abbiamo rivolto una compassionevole critica: la faziosità rende ciechi al punto che, smaniose di annientare l’Arcinemico, non esitate a strumentalizzare altre donne ridotte a modello di femminilità degradata, donne di serie B che additate nella pubblica piazza mentre il coro perbenista intona: “Veronica è libera, ora anche noi”.

 

[**Video_box_2**]Il processo Ruby non doveva mai cominciare. E invece è cominciato in una ridda di macroscopiche anomalie, a partire dall’assegnazione del fascicolo per concussione alla titolare dell’antimafia Ilda Boccassini. Per non parlare della macchinazione poliziesca, intercettazioni a strascico e pedinamenti a gogo, origliamenti onnipervasivi sulle utenze telefoniche di conoscenti e amici al solo scopo di origliare lui, l’ex premier ancora parlamentare, senza le autorizzazioni richieste dalla legge. E poi, di anomalia in anomalia, vi è lo straordinario credito che i pm ambrosiani danno a Karima, l’ultradiciassettenne che entra ed esce dalle comunità, e ogni volta falsifica la propria identità millantando false parentele egiziane e 24 anni di età. Sebbene gli psicologi la descrivano come una ragazza difficile “con una marcata tendenza alle fantasticherie autistiche”, i pm prendono per oro colato ogni parola che esce dalla smaliziata boccuccia. E lei dà sfogo alla fantasia: notti bollenti con calciatori famosi, ministre che s’aggirano nude per il palazzo, acrobazie sessuali con attori hollywoodiani. Ora che la sezione Milo del Palazzaccio ha premuto il tasto off, la strada per il Ruby-ter appare in salita: si potrà mai dimostrare che B. avrebbe inquinato un processo in cui era innocente? I guardiani della pubblica morale procederanno implacabili. A meno che un pellegrinaggio a Medjugorje, com’è già avvenuto per un giudice d’appello, non li induca, di colpo, alle dimissioni. Un’uscita di scena che non salva la faccia. Ma la dignità sì.

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