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Manuale di sopravvivenza per il Cav.

Caro Cav., forse esiste un modo per uscire dalle guerre balcaniche di Forza Italia e dall’irrilevanza politica (percepita) che grava sulla sua leadership sotto sequestro giudiziario. Non è in questione il logoro Patto di sistema con Matteo Renzi, di cui lei è stato contraente e beneficiario fino all’elezione del presidente Mattarella.

11 Marzo 2015 alle 06:18

Manuale di sopravvivenza per il Cav.

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Caro Cav., forse esiste un modo per uscire dalle guerre balcaniche di Forza Italia e dall’irrilevanza politica (percepita) che grava sulla sua leadership sotto sequestro giudiziario. Non è in questione il logoro Patto di sistema con Matteo Renzi, di cui lei è stato contraente e beneficiario fino all’elezione del presidente Mattarella. Il Nazareno 1.0 è servito a dare una prospettiva di governo e di riforme costituzionali non ostile all’indomani di un voto altrimenti incapacitante, ha garantito a lei, Berlusconi, una centralità istituzionale più robusta dell’urto mediatico-manettaro che l’ha estromessa da Palazzo Madama, ha marginalizzato il dottor Gribbels e i suoi seguaci più di quanto loro non si fossero già programmaticamente votati al settarismo infecondo. Certo, il Patto del Nazareno ha anche avuto dei costi: una durevole flessione nei sondaggi (rilevata al lordo della condanna penale e della sopraggiunta non eleggibilità del leader); l’apertura di uno spazio politico a destra, complice il suicidio della destra, ora occupato con stravagante ma febbrile efficacia dalla Lega di Matteo Salvini; la ribellione strisciante del signore delle tessere pugliese che fa opposizione a Renzi per scalare Forza Italia (il Fitto intercostale); e da ultimo anche il clivage con i nazareni d’obbedienza verdiniana (ala dura).

 

Adesso che quel Nazareno possiamo darlo per morto, senza preci e senza altri rimpianti, si tratta di capire come andare avanti senza offrire a Renzi e a Salvini la possibilità d’infierire da sinistra e da destra sulle spoglie forziste. Una possibilità auspicabile, e qui auspicata, è quella di rinegoziare un secondo patto di sistema con il giovane fiorentino di Palazzo Chigi. Ma bisogna farlo da una posizione di rinnovata saldezza intra moenia. E per guadagnare questa posizione occorre sfidare e vincere in campo aperto il rivoltoso del Tavoliere, bisogna dire a Fitto: d’accordo, avrai le primarie, giocatela contro di me, vediamo se riesci a uccidere il padre. Non avendo altre competizioni elettorali accessibili (per fortuna?) e dovendo decidere in fretta se rottamare o rivitalizzare Forza Italia prima che se ne occupino le terze e quarte file, la soluzione delle primarie di partito (per quelle di coalizione c’è tempo) consentirebbe di riguadagnare il proscenio pubblico e disvelare l’essenza politicistica della manovra fittiana (quanto a contenuti e proposte di programma, non c’è una sola differenza con il canone del più classico berlusconismo) il cui bersaglio grosso non è il cerchio magico, è Berlusconi, ma a quel punto il rivale dovrebbe ammetterlo e giocarcisi la carriera.

 

[**Video_box_2**]C’è di più: con le primarie, un Cav. semi-libero tornerebbe a mobilitare energie e speranze non soltanto residuali, centrate sulla pratica che da sempre gli riesce meglio, e cioè disegnare una nuova rotta per la sua gente rimuovendo teatralmente incertezze e macerie. La sprezzatura non gli manca, oltretutto guadagnerebbe una rilegittimazione popolare completa anche di fronte alla piccola nomenclatura parlamentare e al suo affettuoso, fino al soffocamento, cerchio magico di litiganti adulatori al servizio di se stessi; insomma, un minuto dopo la vittoria su Fitto, sarebbe poi libero di trattare apertamente con lui riconoscendogli, se necessario, un coraggio e una prestazione non banali – consiglio, ma non lo si dica a nessuno: scegliersi almeno un terzo concorrente, diciamo così, solidale, con il quale amministrare poi il partito – avendo ormai reso per via democratica questo negoziato inappellabile dagli altri più deboli dirigenti e capicorrente. Fatto questo, risolto tutto? No. Le primarie, nella dimensione monocratico-proprietaria di cui si sostanzia il berlusconismo, sono anche un cedimento all’anima del tempo cinico e renziano; ma è preferibile guidarle oggi, con lo scettro in mano, che subirle domani con lo scolapasta in testa.

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