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Vladimir Renzi spiegato a Scalfari

Venerati maestri di giornalismo della mia giovinezza, caro Scalfari, caro Pansa, ma che vi prende, voi che siete così diversi mai siete stati così in sintonia. Davvero pensate che Palazzo Chigi sia il Cremlino, che Renzi sia Putin senza ombrello bulgaro, che stiamo vivendo in un regime di oligarchi?

10 Marzo 2015 alle 06:18

Vladimir Renzi spiegato a Scalfari

Matteo Renzi con Vladimir Putin (foto LaPresse)

Venerati maestri di giornalismo della mia giovinezza, caro Scalfari, caro Pansa, ma che vi prende, voi che siete così diversi mai siete stati così in sintonia. Davvero pensate che Palazzo Chigi sia il Cremlino, che Renzi sia Putin senza ombrello bulgaro, che stiamo vivendo in un regime di oligarchi guidato dall’autocrate, in un ibrido di democrazia e dittatura per il quale il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, avrebbe addirittura coniato il neologismo vagamente iettatorio di “democratura”? E davvero pensate che dalla brutta china possa salvarci la Duma? Non è che recentemente siete stati a cena con la Presidentessa? La nostra Duma è Montecitorio, come dire

 

VendolianBersanianCuperlianCivatianCasinianAlfanianBerlusconianFittianVerdinianMelonianSalvinianGrillian e transumanti, come vuole la tradizione parlamentare da Italia trista nominata e vista che mai ha dato grande prova di sé, veleni e pugnali a parte. Almeno un tempo, il segno distintivo dell’eletto era portare sottobraccio una spessa mazzetta di giornali, il demos, il popolo, pensava che siccome leggevano tanto magari qualcosa contavano. Oggi è tutto una immane distesa di tavolette, un immenso piattume. Ho visto da vicino chi potevano essere e come lavoravano i membri di alcune commissioni parlamentari di grande prestigio perché chiamate a indagare su eventi tragici della nazione. Ho visto e sentito cose, per esempio scorrere l’indice della mano destra su e giù nel pollice della sinistra chiuso a cerchio per evocare questioni fortemente spirituali tra il testimone che stava deponendo e la precedente. Se questa è la Duma, viva l’uomo solo al comando.

 

Quanti poi dovrebbero comandare? Due, tre, sei? Una repubblica consolare come ai tempi del CAF? Un intero tavolo concertante, l’Italia che si riaffida all’accordo tra produttori, che so uno Squinzi-Camusso come ieri l’Agnelli-Trentin? Se un merito va riconosciuto a Renzi è proprio quello di voler decidere da solo o con pochi intimi: è la sola cura possibile, per un paese soffocato dagli eccessi e dall’elefantiasi della politica, dal ricatto dei micropoteri, dalla ragnatela dei veti.

 

Francamente non dovrebbe fregare molto della sorte incauta della signora Lanzetta, dei miracoli che deve compiere ogni giorno Federica Mogherini per tenersi in vita, il posto che occupa non esiste perché l’Europa, e lo si sapeva già, non ha politica estera. E ancora meno ci si dovrebbe occupare dell’evanescenza di tanti altri ministri che si vedono ma non esistono. In realtà il problema sono quelli che esistono, si sentono ma non si vedono o si vedono poco, i Gutgeld, i Guerra, i Lotti, l’esecutivo parallelo che in minima parte è passato per il giuramento nelle mani del capo dello stato. Scalfari e Pansa diffidano di una Costituzione materiale che forza i limiti di quella formale e per questo snaturerebbe la democrazia parlamentare: ovunque si prepari nuova resistenza, ripetono come un ritornello che fino a prova contraria l’Italia non è una repubblica presidenziale, almeno non ancora. Che lagna.

 

Il Cremlino è una cosa seria: qui da noi c’è semplicemente l’ennesimo tentativo di dare efficienza al sistema allineando la forma di governo, la qualità del potere esecutivo democrazie mature. Ci provò già Fanfani, poi Craxi, a entrambi non fu consentito di portare a compimento l’impresa.

 

[**Video_box_2**]Non ci provò e pure avrebbe potuto farlo il Berlusconi nel suo momento di massimo splendore: rimase invischiato in quella cosa senz’anima che sono le alleanze e non a caso sono ancora centrali per tutti coloro che non hanno capito che c’è stato il terremoto. Perché Renzi, capo del partito di gran lunga più grande e presidente del Consiglio è uno che ascolta tutti, come dice lui, ma poi decide da solo o con i suoi sodali: eserciterà dunque il potere pieno che gli dà. E’ autocrazia, questa? Ogni volta che in Italia si è cercato di dare coerenza ed efficacia all’azione dell’esecutivo, ci sono state reazioni scomposte: accuse di golpismo e di piduismo, manifestazioni di piazza di antifascisti doc contro il fanfascismo, martellamento giudiziario. Eppure l’efficienza dell’esecutivo è la prima virtù di una democrazia non parolaia ed è gelosamente difesa negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Francia, in Germania: con dei limiti ovviamente ma con responsabilità precise e poteri molto ampi. Un consigliere di staff pesa più di un ministro e non c’è posto al di fuori della cabina di pilotaggio che non sia indirizzato, consigliato e messo sotto tutela da qualche membro dell’entourage ravvicinato del presidente o del premier. E’ in questo spazio riservato e discreto che si lavora ai testi legislativi e si definisce e si coordina la politica governativa, l’idea che le leggi si fanno in Parlamento è roba da Diciannovesimo secolo: in una democrazia non della chiacchiera i governi fanno le leggi e i parlamenti esprimono le maggioranze. E quando la matassa ha i nodi, bisogna prima tagliarli e riannodarli dopo. E’ quanto sta facendo Renzi che non è il Putin di Rignano.

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