cerca

Un assurdo processo politico

La vera storia dell’indagine su Ruby, accanimento e protagonismo. Un processo assurdo in cui persino la scelta dei capi d’imputazione è opinabile e rivela l’intento di distruggere la figura pubblica e internazionale di Silvio Berlusconi.

10 Marzo 2015 alle 20:45

Un assurdo processo politico

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Il processo Ruby è – è stato – un processo assurdo in cui persino la scelta dei capi d’imputazione è opinabile e rivela l’intento di distruggere la figura pubblica e internazionale di Silvio Berlusconi. Una vicenda che sin dall’inizio, dal 2011, si è intrecciata con le baruffe interne alla procura di Milano tra l’ex procuratore aggiunto, Alfredo Robledo, e il procuratore della Repubblica, Edmondo Bruti Liberati, in un cortocircuito tra indagini, voglia di protagonismo e sospetti di accanimento. Molti dubbi e critiche, anche interni ai ranghi della magistratura, hanno accompagnato l’iniziativa della procura di Milano e si sono concentrati sulla decisione di perseguire Berlusconi per il reato di concussione ai danni del capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, e non per quello di abuso d’ufficio. Il primo reato è più grave e vede nella polizia una vittima di Berlusconi, il secondo reato è invece meno grave e individua nella polizia un correo.

 

Quando quattro anni fa il fascicolo Ruby carambolò quasi per caso sotto il naso di Ilda Boccassini, la famosa pm lo trattenne all’antimafia, il dipartimento di cui è la responsabile. Alfredo Robledo, che oltre a essere vice di Bruti Liberati era anche il responsabile dei reati nella Pubblica amministrazione, a quel punto protestò vivacemente. Ma Bruti Liberati non intervenne e lasciò il fascicolo al dipartimento diretto dalla dottoressa Boccassini. Bruti Liberati, secondo molti colleghi affetto da “quietismo istituzionale”, preferì affidare il fascicolo alla dottoressa Boccassini perché conosceva i fortissimi rapporti di fiducia e solidarietà che la pm intratteneva con i reparti di polizia. E insomma Bruti sapeva che Boccassini avrebbe evitato di coinvolgere il questore di Milano. Aver optato per il reato di concussione, oltre a trasformare la polizia in vittima, ha messo nelle mani della dottoressa Boccassini una capacità d’uso estensivo delle intercettazioni che altrimenti non sarebbe stata possibile. Questa scelta, con il conseguente riversarsi delle intercettazioni sui giornali, si è rivelata efficacissima dal punto di vista della demolizione dell’immagine pubblica e internazionale di Berlusconi. Ma ha rivelato anche la natura politica dell’indagine e di tutto questo processo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi