cerca

In FI nasce la corrente dei berlusconiani per Renzi

Alla Camera passa la riforma del Senato Forza Italia vota “no” come aveva richiesto Silvio Berlusconi, ma il partito del Cavaliere ribolle come una caldaia.

10 Marzo 2015 alle 20:18

In FI nasce la corrente dei berlusconiani per Renzi

L'aula di Montecitorio (foto LaPresse)

Roma. Alla Camera passa la riforma del Senato, Forza Italia vota “no” come aveva richiesto Silvio Berlusconi, ma il partito del Cavaliere ribolle come una caldaia e nel pomeriggio, di fronte allo strepitare dei suoi, Berlusconi cerca di fare un po’ d’ordine, di blandire e di ammonire: “Oggi si apre una nuova èra di centralità per il nostro movimento politico. Mi auguro che tutti lavorino per portarla avanti con armonia, rinunciando a qualche protagonismo di troppo e a qualche distinguo dal sapore un po’ strumentale”. Nella notte tra lunedì e martedì il Cavaliere ha consumato la rubrica telefonica, ha chiamato tutti i deputati che avevano manifestato più o meno esplicitamente l’intenzione di votare a favore delle riforme renziane chiedendo loro di non tradire la sua fiducia. “Io sono una Pitonessa, mica uno squalo. E non potevo certo votare in dissenso da Berlusconi proprio nel giorno della sentenza di Cassazione sul caso Ruby”, dice Daniela Santanchè. “La mia è stata una fiducia a Berlusconi, il mio ‘no’ alla riforma non è un voto nel merito del provvedimento ma un voto di fedeltà”. E infatti quasi nessuno ha disubbidito alle richieste del Cavaliere, ma diciassette parlamentari, organizzati intorno a Denis Verdini, hanno siglato un documento in cui si esprime “forte disagio e dissenso” rispetto alla linea del “no” alle riforme. Il documento è quasi l’atto di nascita d’una corrente nazarena, renziana, dentro FI. La prima firma è di Massimo Parisi, coordinatore regionale toscano di Forza Italia e amico di Verdini. “D’ora in poi non potremo essere silenti”, è scritto nella lettera pubblica rivolta a Berlusconi.

 

Sembra che al Cavaliere siano state chieste le dimissioni del capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta, in un clima di nervosismo, lamenti, esplosioni umorali. Mariastella Gelmini, che di Brunetta è la vice, da settimane critica le esternazioni del suo capogruppo, il più acceso e prolifico contestatore delle riforme renziane. “Oggi voterò contro le riforme”, ha detto Gelmini. “Ma Forza Italia resti riformista”. Una dichiarazione fotocopia l’ha fatta Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia in Senato. Ed è come se Brunetta fosse diventato il capro espiatorio della confusione nel partito, il colpevole designato delle capovolte e dei continui ondeggiamenti della volontà di Forza Italia, per la verità più spesso determinati dagli umori e dalla tattica del Cavaliere, il quale, come ha rivelato anche Brunetta in più occasioni, “è sempre al corrente delle mie decisioni”.

 

[**Video_box_2**]E insomma gli uomini del partito si assordano tra urla e imbonimenti, mentre nei corridoi c’è chi sospetta che la lettera dei diciassette nazareni di Forza Italia fosse stata in realtà benedetta dal Cavaliere, il quale, come gli capita spesso, gioca tutti i giochi, si tiene aperte tutte le possibilità (anche quella di regalare una pattuglia di parlamentari/ascari al governo di Renzi), e si lascia così galleggiare nel caos in attesa che si chiuda la parentesi delle elezioni regionali e si riapra la partita delle riforme in Senato. “Siamo alla fine di un ciclo, difficile che ci sarà un altro governo Berlusconi. E allora è tempo di fare un bilancio”, dice Gianfranco Rotondi, l’unico di Forza Italia che ha votato “sì” alla riforma del Senato. “Se siamo condannati a sparire, devo dire che c’è soltanto una cosa che mi dispiace: non essere riusciti, in vent’anni, a fare le riforme costituzionali. Ci provammo due volte: prima con Maccanico nel 1996, poi con la Bicamerale di D’Alema. Adesso c’è il Nazareno, che è l’ultima occasione”. E dunque nessuno è in grado di prevederlo, perché il Cavaliere è insondabile come una sfinge, ma sono in tanti a preconizzare che il patto del Nazareno tornerà a fare capolino, dopo le regionali, in Senato, quando i voti di FI saranno determinanti. “A Palazzo Madama, ci scommetto, ripartiranno i negoziati”, dice Santanchè.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi