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Signor presidente

Pannella torna a scrivere a Ciampi per la grazia a Sofri: “Già troppo tempo lei ha atteso. Non esistono scorciatoie utili”.

7 Aprile 2004 alle 13:01

Signor Presidente, la dottrina sta insorgendo in questi giorni con una determinazione senza precedenti, sia nel numero di costituzionalisti che pubblicamente ritengono di dover prendere posizione sia per la sostanziale unità di propositi e di interpretazioni. E’ ormai voce generale che la Costituzione assegni il potere di grazia a lei, presidente, e solamente a lei. Non esistono più problemi e ostacoli relativi a “richiesta” e “proposta”, e nemmeno è più in discussione il carattere servente e dovuto della controfirma ministeriale, da parte del ministro competente (e non proponente).

 

Come nel mondo economico e finanziario, anche nella politica sono a volte necessarie determinazione e rapidità di esecuzione delle scelte che si è portati a compiere perché ritenute urgenti e indispensabili. Non il problema specifico di questa o quella concessione di grazia, ma il recupero della legalità costituzionale in questo ambito, questo è quanto urge per uscire da una situazione e da una prassi di sostanziale anticostituzionalità. Non solo per lei, ma anche per i suoi successori, occorre non protrarre una situazione così anormale nell’illusione che si possa rientrare gradualmente nella pienezza auspicabile della legalità.

 

Mi creda, signor presidente, già troppo tempo lei ha atteso e dichiarato di attendere. E noi tutti abbiamo mancato di concorrere a rimuovere gli ostacoli che prolungavano questa attesa. Non sono in questo momento in condizioni, come vorrei, di rivolgermi a lei compiutamente. Lo farò domani, spero. Ma subito, come già il 30 dicembre, ho il dovere di esprimerle la convinzione che non esistono scorciatoie né raggiri utili. Come i fatti ci hanno dimostrato, le scorciatoie sono invece gravemente costose. Nel momento in cui la “politica” ha ritenuto che il potere di grazia appartenesse finalmente ai suoi interessi, alle sue abitudini, ai suoi ritmi, si è precipitati in quelle volgari dispute che la Costituzione aveva voluto evitare assegnando questo gioiello giuridico, che ci giungeva da millenni, alla sua potestà di presidente, alla sovrana funzione del Capo dello Stato, rappresentante dell’unità della nazione. La scongiuro, presidente: faccia che il rientro nella legalità costituzionale diventi un fatto compiuto.

Con fiducia,

 

Marco Pannella

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