Manifestazione femminista nel 1981 (Wikipedia) 

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Ecco quel che voleva, nel 1966, la "morale media italiana"

Adriano Sofri

Alla vigilia della liberazione sessuale, tre liceali del giornale scolastico "La zanzara" vanno a processo. L'articolo incriminato? "Che cosa pensano le ragazze di oggi". E il magistrato pretese che si spogliassero al suo cospetto. L'Italia ordinaria di allora

Nel 1966, studenti del liceo Parini di Milano pubblicarono sul giornale scolastico, “La zanzara”, le opinioni di loro compagne e compagni su “Che cosa pensano le ragazze di oggi”. Si scatenò una bagarre scandalizzata e scandalistica, che portò all’incriminazione di tre ragazzi redattori del giornale, due maschi e una femmina. Il magistrato incaricato dell’indagine, convocati i tre per interrogarli, pretese che prima si spogliassero al suo cospetto, per verificare che non avessero tare fisiche e psichiche. La ragazza rifiutò, e pretese la presenza di un avvocato e dei suoi. Si arrivò al processo, con un pubblico ministero che ripropose la pretesa del collega.

 

Presieduto da Luigi Bianchi d’Espinosa, il processo, che aveva intanto suscitato un clamore internazionale, si concluse con l’assoluzione dei tre, e del preside, anche lui imputato, e con la figura incresciosa della pubblica accusa. La maggior parte dei cittadini italiani è nata dopo, e non riuscirebbe ad afferrare una tal enormità. C’era un Regio decreto del 1933 che giustificava la denudazione, secondo i magistrati (non la giustificava affatto, e comunque era abrogato dalla Costituzione, stabilì la Corte): c’era, verosimilmente, un’intenzione del magistrato – maschio, tutti maschi – di umiliare i tre ragazzi temerari, e specialmente la ragazza; e magari una sua personalissima voglia di vederli nudi, in nome della legge. Non era tortura, né trattamento degradante: era l’Italia ordinaria della vigilia del ’68, che pretese di durare ben oltre. 

 

Nella requisitoria, il pm aveva avvertito che il suo “dovere sociale” era “di ristabilire un certo ordine nei costumi moderni…”. Si era detto confortato dalla notizia che “il ministro della Pubblica Istruzione ha proibito di usare, come libro di testo nella scuola media inferiore Pirandello di Agrigento, il Diario di Anna Frank” perché conteneva alcuni passi ritenuti immorali… La frase del Diario ritenuta immorale era la seguente: “Seppi che quando nei campi di concentramento si dormiva insieme, le donne diventavano gravide”. Disse che dovere dei figli è di ubbidire, ed evocò gli adolescenti, “che incominciano a sentire l’urlo dei sensi”. Spiegò che “l’unione sessuale serve alla continuità della specie, altrimenti il mondo non ci sarebbe più, e ormai sarebbe solo nebbia e fumo… Il rapporto sessuale senza fini procreativi è solo vizio”. “…Io vi dico che la morale media italiana vuole che la sposa sia illibata. Non dovete badare ad altre nazioni, ai paesi nordici o, che so io, al Congo”.

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