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Vernon Jordan, militante dei diritti civili che "sapeva leggere"

Adriano Sofri

Lunedì è morto lo storico presidente della National Urban League. Nato ad Atlanta, è stato consigliere di presidenti degli Stati Uniti. "Un Rosa Park di Wall Street"

Un’amica che lo ebbe compagno in un viaggio russo e ne fu affascinata mi parla di Vernon Jordan, morto lunedì, a 85 anni. Poi leggo di lui sul New York Times e cerco le foto: un uomo molto grande, molto bello, che ha avuto una carriera formidabile di legale, consigliere di compagnie industriali e di presidenti degli Stati Uniti, specialmente di Bill Clinton, e soprattutto di militante dei diritti civili, per dieci anni (1971-81) presidente della National Urban League. 

 

Jordan era nato ad Atlanta in regime di segregazione razzista, da un dipendente delle poste e una madre decisiva, che preparava i pasti per un club bianco cittadino dove lui ragazzo serviva ai tavoli e se ne faceva un’idea. Più tardi lavorò come autista per Robert Maddox, un banchiere molto del sud, molto facoltoso e molto bianco, che un giorno lo trovò impiegare il tempo libero nella sua lussuosa biblioteca e ne restò sbalordito, così che da allora in poi si compiaceva di raccontare a parenti e amici la sua scoperta: “Vernon can read”, Vernon sa leggere! Si capisce che nel 2001 l’autobiografia di Jordan avesse il titolo bell’e pronto: “Vernon can read”. 
Nella colonna dei commenti dei lettori sul Nyt, un “SHM” da Princeton ricordava il primo college frequentato da Jones, la DePauw University, nella cittadina di Greencastle, nell’Indiana. “Era l’unico nero dei 400 studenti del suo anno, il 1957”. “Il miglior barbiere della città era nero, e non avrebbe fatto i capelli a Jordan per paura di perdere la clientela bianca. Così Jordan andava a tagliarsi i capelli a Indianapolis”.

 

Il commento continua sul leggendario talento di raccontatore di Jordan. Una volta, tornando dall’aver vinto il concorso oratorio dell’università assieme alla vincitrice donna e al loro coach, si fermarono a un ristorante lungo la strada, ed entrarono mentre il coach parcheggiava. “Entrammo – uomo nero e donna bianca – e ogni conversazione si arrestò come se si fosse girato un interruttore: il cuoco smise di cucinare, l’orologio smise di ticchettare, il bacon smise di friggere. Poi apparve il coach e la situazione fu riconsiderata. La gente ricominciò a parlare, il cuoco a cucinare, la lancetta dei secondi ripartì, il bacon tornò a sfrigolare”. Il 1° luglio dell’anno scorso, 2020, Lori S. White è diventata presidente della DePauw University: dopo 20 presidenti, la prima volta di una donna e di una persona di colore. E’ toccato a lei commemorare ufficialmente la scomparsa di Vernon Jones.

 

A capo dell’Urban League, nel maggio del 1980 Vernon aveva visitato la Lega di Fort Wayne, nell’Indiana. Era in compagnia di una componente bianca, Martha Coleman, quando un gruppo di adolescenti bianchi in auto li sorpassò e li insultò. Poco dopo, lasciata Ms. Coleman in albergo, un bianco con un  fucile da caccia gli sparò alla schiena. Sopravvisse a stento dopo sei operazioni e 89 giorni di ospedale.  Ho visto anche un singolare soprannome di lui: “Un Rosa Parks di Wall Street”.

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