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di Adriano Sofri

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Antonio Di Ciolo, l'ultima stoccata

Allenatore di atleti medagliati, promotore dello sport paralimpico e scrittore. Quando lo incontrai a piede libero gli dissi che mi figuravo i maestri di scherma come piuttosto fascisti. Replicò che anche uno che passava per intelligente come me poteva essere scemo
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1 OCT 20
Immagine di Antonio Di Ciolo, l'ultima stoccata

Antonio di Ciolo insieme ad Andrea Cassara, Salvatore Sanzo e Simone Vanni ai Giochi olimpici di Atene del 2004&nbsp;<br />

E’ morto Antonio Di Ciolo, maestro di scherma. Aveva 86 anni, era pisano e leggendario per la bravura e l’umanità. Aveva avuto un viso pirandelliano, da ultimo da filosofo barbone greco, un Diogene. Suoi allievi, uomini e donne, avevano vinto titoli olimpionici e mondiali. Due di loro, Sanzo e Vanni, vennero a visitare il carcere pisano, freschi delle medaglie d’oro, e fu una gran festa. Di Ciolo fu un promotore dello sport paralimpico, allenatore dell’allora Nazionale disabili dal 1985 al 2000, e da lui passarono campioni olimpici e mondiali come il mio carissimo Soriano Ceccanti, grazie al quale lo conobbi.
https://www.ilfoglio.it/cultura/2020/04/27/news/fioretto-dattore-315354/
Ricordavo la scherma come una pratica d’altri tempi, c’erano maschera e fioretto fra le vecchie cose di mio padre, e alla media del Virgilio romano l’insegnante di ginnastica, uomo di mezza età e baffi interi, bonariamente (nei miei ricordi) fascista, teneva anche, nel pomeriggio, un corso di scherma facoltativo cui partecipai svogliatamente. Quando finalmente incontrai Di Ciolo a piede libero gli dissi che mi figuravo i maestri di scherma come piuttosto fascisti. Replicò che anche uno che passava per intelligente come me poteva essere scemo.
Ha scritto, con diversi collaboratori, parecchi libri. L’ultimo, con Antonio Scarpa: “Non perdo nemmeno se mi battono”. Sottotitolo: “Per una teoria anarchica del combattimento”. Parlava semplicemente e apoditticamente, fra Chance Giardiniere e Niccolò Machiavelli. Il suo figlio e continuatore, Enrico, con allievi illustri come Simone Piccini, Sabrina Balestracci, Alessandro Puccini, aveva raccolto “Aforismi e pensieri del maestro”. Ho guardato un video con una sua intervista di pochi anni fa, gli si chiedeva di illustrare i segreti del mestiere, in particolare l’idea di iniziativa. Diceva: bisogna partire, fin da piccini, dalla finta. Il problema non è la velocità, è l’iniziativa. Con la finta, bisogna far fare all’altro il movimento che vogliamo che lui faccia – e poi infilzarlo, conclusione mia. Vale comunque, fioretto spada sciabola.
Poi aggiungeva: però l’altro potrebbe anche non farlo. L’altro può essere di quelli che, come diciamo noi, non abboccano, oppure è restio e prova lui a imporre la sua scherma. Occorre avere pazienza e ricominciare, la finta, eccetera. Poi spiegava che fin dai primi movimenti si distingue fra Scherma e Nonscherma. Qualcosa come il Benedetto Croce di Poesia e Nonpoesia.

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