Storie di anziani e paura

Adriano Sofri

Il mio amico Paolo N mi racconta alcuni episodi che lo hanno specialmente colpito. E che colpiscono anche me

Il mio amico Paolo N., che ha un genere di attività per il quale ha continuato a muoversi salvo quando fosse strettamente proibito, mi racconta qualche episodio che lo ha specialmente colpito. Per esempio, un giorno che per rientrare a casa in auto, sulla collina attorno a Scandicci, ha preso una stradina secondaria attraverso i boschi, e a un certo punto ha incontrato una vecchina, un po’ curva, con un suo fagotto, che camminava in quel luogo deserto con una mascherina sul viso. Ha rinunciato a malincuore a offrirle un passaggio, per non spaventarla di più. Lui e i suoi collaboratori avevano convertito un ristorante di Firenze alla distribuzione di cibo e altri generi primari alle abitazioni di persone anziane e sole. Dopo qualche giorno un vecchio signore, sul cui pianerottolo, dopo aver suonato, i volontari deponevano il pacco, li ha implorati dietro alla porta chiusa di non venire più: “Ho paura, ho troppa paura”. Anch’io sono stato colpito da questi piccoli racconti. Dalla vecchina nel bosco, dal vecchio spaventato, e dal mio amico Paolo N.

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