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La lotteria degli ospedali

La sanità, come la legge, dovrebbe essere uguale per tutti, e naturalmente non lo è, come la legge

22 Maggio 2020 alle 06:00

La lotterie degli ospedali

Una scena di "Non è un Paese per vecchi" (No Country for Old Men), film del 2007 diretto dai fratelli Coen, tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy

Uno stimolante articolo di Elena Dusi su Repubblica di ieri riferiva una ricerca sui criteri in uso in alcuni ospedali statunitensi rispetto alla scarsità di risorse nelle rianimazioni (“Coronavirus, la lotteria del respiratore. Negli ospedali americani si usa anche la monetina per scegliere chi intubare”). Dal testo della ricerca, negli “Annals of Internal Medicine”, mi sembra di capire che “la lotteria” figuri fra i criteri di alcuni degli ospedali che hanno elaborato e comunicato le loro linee-guida, nel caso di un posto disponibile e due pazienti nella stessa condizione (salute, probabilità di sopravvivenza…). Non che il criterio, “la monetina”, sia stato adottato, e quanto e quando. Penso che la comunicazione di casi eventualmente avvenuti solleverebbe ulteriori problemi, al sopravvissuto, ai parenti del perdente…

 

Ho visto comunque che la “random selection”, cioè la scelta affidata al caso, era considerata in molti studi effettuati in passato, non nel vivo di un’emergenza ma nella sua ipotesi. E descritta da alcuni come “la meno ingiusta” rispetto al rischio che prevalgano altri criteri: il reddito del paziente, la sua assicurazione, il suo rango, la sua età stessa… La sanità, come la legge, dovrebbe essere uguale per tutti, e naturalmente non lo è, come la legge. Per l’una e per l’altra non tutti sono uguali. E’ un fatto che in Italia “la lotteria”, il sorteggio, non compare – se non sbaglio – in nessuna formulazione di istruzioni sulle rianimazioni.

  

La pandemia ha davvero rimesso in auge la casistica e rianimato anche le sue maniacali elaborazioni. In realtà, è difficile che si trovino due pazienti nella stessa condizione sanitaria. E la monetina, che ha solo due facce (come la guancia da porgere a chi ti schiaffeggi, per il caso che voglia farlo una terza volta), non basterebbe nell’ipotesi che i concorrenti alla rianimazione fossero tre o più… Probabilmente la decisione di chi intubare, specialmente in condizioni estreme, “catastrofiche”, è un’imposizione delle circostanze più che una scelta ponderata o un equo sorteggio. E tuttavia, l’idea così apparentemente ripugnante della lotteria ha una sua intenzione apprezzabile, anche se è destinata a restare solo enunciata: proprio come il principio iscritto nei tribunali, “La legge è uguale per tutti”, anche se non è vero. Vuol dire che dovrebbe esserlo. E la monetina della dotazione ospedaliera la si metta almeno in bocca al paziente sfortunato, che gli faccia da obolo di Caronte.

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