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49 anni dopo Piazza Fontana

Contro le tesi che cedono alla paranoia e al ridicolo

13 Dicembre 2018 alle 06:18

49 anni dopo Piazza Fontana

Foto LaPresse

Ieri era il 12 dicembre, 49 anni dopo. Ieri ho letto un articolo sull’Espresso, autore uno scrittore che nacque quel giorno e se ne dice segnato irrevocabilmente, lui e l’Italia intera. Nell’articolo vengo nominato, così: “Le bombe erano due o erano una? E gli americani? Adriano Sofri precisava davvero la realtà dei fatti nel suo ‘43 anni. Piazza Fontana, un libro, un film’?”. Anch’io, adulto com’ero, venni segnato da quella data, dalla strage terrorista e dal 15 dicembre dell’assassinio di Pino Pinelli. Ebbi a che fare con la strage di piazza Fontana perché dissi a voce alta, con gli anarchici e pochissimi altri, che non credevo alla versione sulla matrice anarchica di quelle bombe, delle bombe che le avevano precedute e preparate nell’aprile e nell’agosto, nel suicidio di Pino Pinelli.

 

Il brano che ho estratto dall’Espresso allinea tre temerari punti interrogativi. Il primo: che ancora si proponga l’ipotesi della doppia bomba, doppio attentatore, doppio tutto, è una manifestazione di paranoia incurabile e di renitenza al ridicolo. Nel mio ‘43 anni…’ dimostrai – non “argomentai”, ma dimostrai, con le carte processuali da nessuno rilette – che il preteso “sosia di Valpreda” era una modella norvegese, nome, cognome e indirizzo. Ripeto: paranoia e renitenza al ridicolo. Il secondo interrogativo: “e gli americani?” I provati autori delle bombe del ’69, fino alla strage del 12 dicembre, i neofascisti, e i loro complici nell’apparato dello stato, e le forze di polizia che dal vertice degli Affari Riservati alla Questura milanese deliberatamente costruirono i depistaggi e le incriminazioni contro anarchici ed estrema sinistra e Giangiacomo Feltrinelli e autunno caldo, confidavano ovviamente nell’arbitro americano della sovranità limitata italiana (e greca eccetera) nella guerra fredda.

 

L’articolista vuol dire che tutta la trafila sopra citata, neofascisti, complici nei servizi, D’Amato e Russomanno e Guida e Allegra e Calabresi, agivano su diretto mandato americano? Lo argomenti. Terzo interrogativo: “Adriano Sofri precisava davvero la realtà dei fatti nel suo ‘43 anni. Piazza Fontana, un libro, un film’?”. Immagino un lettore che sia troppo giovane per avere di quella storia un proprio ricordo, o anche abbastanza anziano per averne confuso il ricordo: legge qui che toccasse a me “precisare davvero la realtà dei fatti”. Per farlo, penserà il lettore, questo Adriano Sofri avrà dovuto esserne coautore, di quei fatti. Un altro anno ancora e saranno cinquanta, le commemorazioni dovranno farsi tonde. Spingerò io il ferroviere anarchico Pinelli giù dalla finestra sul cortile.

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