Le frasi del Papa sull'aborto sono vuote di misericordia

Adriano Sofri

Francesco non può ignorare quanta e quale simpatia di fedeli e infedeli gli costino. Deve aver pensato a quanta e quale simpatia gli procurino, e scelto quella

Ieri mattina ho seguito la rassegna stampa di Radio 3, “Prima Pagina”, che questa settimana è svolta dal direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. Mi interessava la reazione di una persona stimabile e impegnata come Tarquinio alle frasi di mercoledì del Papa sull’aborto, “come affittare un sicario”. Tarquinio ha relegato la notizia in fondo alla sua rassegna, limitandosi a segnalare gli articoli che ne trattavano sul suo quotidiano e sulla Stampa. Ho aspettato le telefonate degli ascoltatori e specialmente delle ascoltatrici, immaginando che avrebbero insistito su un tema così sensibile, come si dice, e così sentito. Nemmeno una, e se non sbaglio c’è stata in tutto una sola telefonata femminile, molto competente, su una questione di tecnica finanziaria o fiscale. L’altra rassegna, quella di Bordin su Radio radicale, si è ovviamente soffermata sul punto, riferendo in particolare il commento sulla Stampa di Gian Enrico Rusconi. La stessa Stampa aveva in passato ricapitolato i vari interventi di Papa Francesco sull’aborto, coerenti con quello che la chiesa ha sempre professato ma ineditamente duri nel tono, specialmente nelle similitudini: l’aborto selettivo come i crimini nazisti ma eseguiti ora in guanti bianchi, l’aborto come le stragi di mafia. Fino a questa agghiacciante frase su sicari e assoldatrici di sicari. Dunque si potrebbe spiegare la relativa indifferenza come un’assuefazione, l’idea che “non ci sia niente di nuovo”. Più probabilmente, c’è un imbarazzo in chi sente che l’aborto, anche nei contrarissimi (salvo che lo siano con fanatismo e cattiveria) non è paragonabile alla liquidazione nazista dei deboli né alle stragi di mafia né al noleggio del medico sicario (e non obiettore, cioè fedele alla legge) da parte della donna incinta. Mi pare che il Papa abbia come voluto risalire una corrente a lui contraria anche in questo ambito, dopo essersi presentato soprattutto per la compassione e la comprensione invocata su “peccatrici” e “peccatori” della sofferenza che è l’aborto, prima e più che per la condanna truculenta. Frasi come quelle di mercoledì, ripetute interrompendo la lettura e interpellando la folla e provocandone il plauso, sono singolarmente vuote di misericordia. Francesco non può ignorare quanta e quale simpatia di fedeli e infedeli gli costino. Deve aver pensato a quanta e quale simpatia gli procurino, e scelto quella. Se è così, è un triste segno del punto cui è arrivato il suo cammino.

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