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Il fattore umano

Una storia di centri commerciali, demolizioni, e la consapevolezza che i soldi non comprano tutto

26 Luglio 2018 alle 06:02

Il fattore umano

Foto di Aleksandr Zykov via Flickr

Storie così si immagina di sentirle solo da una caparbia casetta di Pechino schiacciata dai grattacieli, e invece viene da un attico al centro di Bolzano. Le cronache locali l’hanno raccontata bene (ho letto in particolare Luca Fregona sull’Alto Adige) e mi limito a riassumerle.

 

C’è un intraprendente immobiliarista austriaco, René Benko, uno che ha avuto l’idea, di successo, di mettere i grandi centri commerciali nel centro cittadino invece che in periferia, e vuole ripeterla a Bolzano, nel quadrilatero tra via Garibaldi, via Alto Adige, via Perathoner, viale Stazione. Completate alcune demolizioni, resta da liquidare un palazzone storico di 50 appartamenti. La società di Benko li ricompra tutti a prezzi che i proprietari trovano decisamente convenienti, sebbene per lo più li abbiano fino a pochi anni fa affittati a immigrati guadagnandoci piuttosto bene. Tutti, tranne uno, all’ultimo piano, l’ottavo, dove abitano Gabriella Cecchelin e suo marito Bruno Lorenzi. Il condominio è deserto, tranne loro. Si trovano bene a casa loro, ci stanno da una vita – si avvicinano agli ottant’anni – hanno una vista meravigliosa “sul Catinaccio, sul campanile del Duomo, su piazza Walther”. Dei due ascensori, messi fuori uso dopo lo svuotamento, uno ha dovuto essere rimesso in funzione per loro. E il riscaldamento, centrale, funziona per loro d’inverno al costo di 50 appartamenti riscaldati a vuoto.

 

E’ quell’incidente che si chiama il fattore umano.

 

A lungo si è pensato che i coniugi tirassero sul prezzo. Fosse stato così, avrebbero stravinto perché l’offerta dei compratori è cresciuta a dismisura, denaro a metro quadro e attici sostitutivi a scelta in altri punti della città, panoramici anche loro. I due pensano che col denaro non si possa comprare tutto, e comunque non loro. Sono pensionati, lui con un passato nella Funzione pubblica della Cgil, lei è stata anche consigliera comunale della Lista alternativa con Alexander Langer negli anni Ottanta. Il fattore umano si è rimpicciolito anche lui a dismisura.

 

Per riconoscerlo bisogna partire da una mappa di Google, cominciando, non so, dall’Europa, e stringere via via sull’Italia, sull’Alto Adige-Sudtirolo, su Bolzano, e finalmente sulla terrazza – una zattera di naufraghi felici – al numero 20 di via Garibaldi. Forse gli imprenditori, che hanno già aspettato anni, si dicono che basta aspettare ancora un po’. Persone nuove, magari non hanno mai sentito quell’antico proposito: durare un minuto di più del padrone. Ho un dubbio a margine. Come mai ai nuovi proprietari e ai loro fiduciari non è venuto in mente di mettere sul piatto, come si dice, un’offerta generosa che coinvolgesse buone azioni, fini sociali di quelli che stanno a cuore a Gabriella e Bruno almeno quanto la vista sul Rosengarten. Chissà, magari finalmente ci staranno pensando.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    26 Luglio 2018 - 19:07

    ullallà è una cuccagna!!!!

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