cerca

"Dovranno passare sul mio corpo"

Una replica alle parole di Salvini sulla vecchia storia degli zingari, degli stranieri, degli altri

19 Giugno 2018 alle 17:56

Dovranno passare sul mio corpo

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Nel 2009, quando fu varato l’ignobile e truffaldino reato di ingresso e soggiorno clandestino, scrissi un articolo intitolato “Ora l’Italia è più cattiva”. Matteo Salvini se ne indignò. Mi chiamava “brigatista”, qualcuno lo corresse e si accontentò di chiamarmi “assassino”. Con lo stesso decreto (Maroni) si finse una regolamentazione delle ronde padane. Problema superato, Salvini dispone della polizia di Stato. Può schedare gli zingari, come se la polizia non l’avesse fatto da sempre. Però può proclamarlo, per il gradimento. Davano I magnifici sette, lunedì pomeriggio, su Sky. L’ho riguardato, per la sesta o la settima volta. Ha una sua attualità. C’è il villaggio di contadini messicani vessati e decimati, donne violate, bambini terrorizzati: nel giorno in cui le televisioni mostravano i bambini messicani strappati ai genitori e chiusi in grandi gabbie di ferro nel Texas, così da ripugnare alla stessa moglie del presidente degli Stati Uniti. Il capo della banda di farabutti dei Magnifici sette è Eli Wallach: grande attore, capace di imbruttirsi e abbrutirsi e incarognirsi per adeguarsi alla parte. Alla fine somiglia un po’ a Salvini.

 

Avrete notato la dichiarazione usata poco fa dal presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino: il governo, ha detto, “prima di bloccare la Torino-Lione dovrà passare sopra il mio corpo”. Naturalmente, quella di Chiamparino era mera retorica: un modo di dire. Bizzarro: uno che si butta sotto un treno che si blocca. Chiamparino non morirebbe davvero per la Tav (qualcuno è morto davvero, per la Tav). Ora, per me, vorrei usare la stessa espressione, ma sul serio: Dovranno passare sul mio corpo – prima di ricominciare la vecchia storia con gli zingari, con gli stranieri, con gli altri. Il mio corpo, mi viene da sorridere a nominarlo così: non vale quasi niente, è usato, rattoppato, malandato, un incrocio di cicatrici. Del resto la versione appropriata di quel modo di dire non è “Dovranno passare sul mio corpo” ma “Dovranno passare sul mio cadavere”. Di vigliaccheria, in giro, ne vedo tanta da sommergere gli Appennini. Vedrò di non trovarmi troppo lontano, la Domenica delle Ruspe.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lorenzolodigiani

    20 Giugno 2018 - 10:10

    Lo dichiara l’ultimo sondaggio: l’indice di popolarità di Salvini ha raggiunto il 110 per cento.

    Report

    Rispondi

  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    19 Giugno 2018 - 23:11

    Meglio vivere da cadavere, che da ingiusto. Passino pure anche sul mio, col loro stupidissimo passo Felpato, da oche nostrane.

    Report

    Rispondi

  • oliolà

    19 Giugno 2018 - 19:07

    C'è un filo di rasoio fra il fare e il marciare.

    Report

    Rispondi

  • carlo schieppati

    19 Giugno 2018 - 18:06

    Quando c'è da fare le anime belle caste e pure (e indignate) non si tirano indietro. Ho due esperienze dei Rom. La prima degli anni settanta a militare: andavamo a magiare vicino all'uscita di Verona est e c'era una comunità di "zingari" che era uno spettacolo. Tutti in costume, con il capo tribù che sembrava un re, i suonatori di violino e ragazze splendide che ballavano. Noi le guardavamo ammirati. La seconda è di tre anni fa: ho prestato una vecchia ford Fiesta a mia figlia che abita vicina a un campo rom (o sinti, piuttosto). Non è durata una notte: l'hanno fregata; l'ho ritrovata due giorni dopo massacrata, l'ho fatta aggiustare alla bell'e meglio e poi... fatta demolire. Costo circa 2000 euro.Quando ho sporto denuncia del furto si sono messi a ridere. (Poi ho letto che un censimento dei rom l'aveva fatto Errani in Emilia Romagna).

    Report

    Rispondi

Servizi