Metafore siciliane

Gli ospiti in Sicilia hanno sempre qualche invenzione linguistica o pittoresca da riferire. Non che non siano gentili, si sa che lo sono magnificamente. Solo che sanno già tutto

Agrigento, mandorlo in fiore

Agrigento, mandorlo in fiore (foto via Wikimedia Commons)

Viaggiare in Sicilia in compagnia di soli siciliani è un po’ frustrante. Non che non siano gentili, si sa che lo sono magnificamente. Solo che sanno già tutto. A metà gennaio i mandorli sono in piena fioritura, e vi viene quasi di gridarlo. Certo, dicono loro indulgenti, la sagra del mandorlo si fa a gennaio. Sono fiorite addirittura delle ginestre, le ho viste coi miei occhi attorno a Castellammare. Naturalmente, dicono loro con noncuranza, è stato un anno caldo. E c’è una siccità terribile, dicono. Ho contato almeno una ventina di rapaci sopra l’autostrada da Segesta a Trapani: sì, là si vedono sempre, dicono, anche molti di più. In compenso gli ospiti siciliani hanno sempre qualche invenzione linguistica o pittoresca da riferire. A Palermo F. aveva un compagno di scuola che provvedeva alle assenze così: “Mi inventai una statamale”. A Trapani O. lavora all’Avis, intesa come donazione del sangue, e all’ennesima telefonata di un turista tedesco che chiedeva un’auto a noleggio ha risposto: “Venga domani mattina. A digiuno”. In una famosa trattoria di cuscus di pesce mi garantiscono che il cameriere ha chiesto a una cliente se fosse allergica ai glutei. La cosa davvero bella che ho sentito però non è divertente, è commovente. Un mio caro e vecchio amico non vedente ha da tanti anni un bravissimo cane, che ha perduto anche lui la vista, e ora si guidano a vicenda. Commovente e istruttiva, per chi abbia ancora voglia di metafore.

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