Chi sono i giovani che protestano in Iran

Per la ribellione dei ragazzi iraniani non è primavera né capodanno. Quali sono gli episodi recenti che anticipavano la protesta

Chi sono i giovani che protestano in Iran

Una ragazza protesta senza velo per strada a Teheran. Foto dalla pagina Facebook My Stealthy Freedom

Per la ribellione dei ragazzi iraniani non è primavera né capodanno. Il loro capodanno, il nawruz, viene appunto all’arrivo della primavera. Non l’hanno aspettato, e così la loro ribellione è diventata l’augurio più fervido del nostro inizio d’anno. E’ bene tener conto degli avvertimenti dei conoscitori sugli accaniti conflitti fra i gruppi di potere iraniani e sull’azzardo dei più reazionari che soffiano sul fuoco per scuotere l’autorità del governo di Rohani e Zarif e per difendersi dopo esser stati colti con le mani nel sacco di corruzione e saccheggi. I ragazzi delle strade non stanno al guinzaglio degli apprendisti stregoni.

  

Episodi recenti anticipavano la protesta: la gestione ignobile dei soccorsi al terremoto, che aveva sbriciolato le case popolari costruite con la sabbia dal cialtrone Ahmadinejad, l’inasprimento della repressione contro i curdi. Ma prevaleva la suggestione dei trionfi militari e diplomatici: diplomatici per il governo ma soprattutto militari per il colossale apparato interno ed esterno dei Guardiani della Rivoluzione, dei loro uomini forti, direttamente legati a Khamenei, come l’ubiquo Qassem Soleimani: l’intrusione siriana fino all’orlo del Mediterraneo, l’invasione di Kirkuk realizzata dalle truppe sciite di Baghdad agli ordini di Soleimani, il consolidamento di un’internazionale sciita da Hezbollah agli Houthi yemeniti protetta da Putin e insieme capace di prendere in ostaggio il gioco russo. Le sfuriate di Trump contro l’accordo sul nucleare unite all’inerzia americana quanto all’espansione iraniana sul campo servivano a saldare dietro l’epopea dei pasdaran e di al Quds un sentimento patriottico e nazionalista. Invece la ribellione è venuta dall’interno e i suoi attori sono diventati subito, a rischio della vita, i giovanissimi del tutto stranieri al potere teocratico e patriarcale. Una protesta senza guida politica, si dice, e tuttavia i suoi morti e le centinaia di incarcerati promettono qualcosa di più di una fiammata. E intanto hanno offerto una ragazza svelata da salutare al nostro esitante Capodanno.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    02 Gennaio 2018 - 19:07

    Sono un po' drastico. Il Sapere è uno, la Cultura è una. Più che schierarsi contro, occorre tutti quanti adoperarsi, per quel che è in nostro potere di fare, a costruire dei ponti. Lo so, non è mia l'idea ma mi piace e la dico. Riguardo alle manifestazioni: bravi . Bravi perché io in vita mia non ho mai manifestato illudendomi di potere seminare memi scrivendo, dialogando . Una evoluzione culturale (in senso, appunto, memico) è alla portata dell'Umanità - ma forse lo vedo solo io - come mai nella Storia.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    01 Gennaio 2018 - 21:09

    Un abbraccione a questi giovani, se è come dice Sofri, perché sono questi i neoeredi dell'antica grande civiltà persiana che si giocano la vita per valori autentici di "dignità della vita umana" contro l'oppressione terrorista dei barbari camicioni. Ricordo ant'anni fa la figlia dell'ambasciatore iraniano in Italia vantarsi che le donne in Iran si appassionano passandosi i nostri classici capolavori di letteratura e poesia e lei che si era talmente innamorata di Dante da riuscire a tradurre in iraniano e pubblicare tutta la Divina Commedia. Una Civiltà non può mai morire del tutto. Perciò anche noi, con la nostra Civiltà Occidentale giudaica-grecoromana e cristiana, "speriamo che ce la caviamo"...

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