Il Libretto Rosso

Quindici giorni fa erano arrivate due notizie, corredate da fotografie. Che in un villaggio dello Henan era stata eretta una statua del Presidente Mao Zedong seduto – in maestà, diciamo – alta 36,6 metri, più o meno come un palazzo di tredici piani, e tutta dorata (“d’oro”, ha scritto qualche giorna

22 Gennaio 2016 alle 06:26

Quindici giorni fa erano arrivate due notizie, corredate da fotografie. Che in un villaggio dello Henan era stata eretta una statua del Presidente Mao Zedong seduto – in maestà, diciamo – alta 36,6 metri, più o meno come un palazzo di tredici piani, e tutta dorata (“d’oro”, ha scritto qualche giornale, con una certa allegria finanziaria). Subito dopo si è saputo che il Mao babilonico assiso in aperta campagna era stato demolito, per qualche mancata autorizzazione comunale alla costruzione. Reduce perplesso da quelle laconiche e strampalate notizie, e da tutte le altre, sono tornato a immergermi in libri vecchi, passione sedata ma non spenta. In un catalogo 2012 della Libreria antiquaria fiorentina Gonnelli, una delle più belle del mondo, invece di un incunabolo o di una legatura alle armi mi viene incontro dalla copertina una faccia di Mao. La competenza elegante con cui sono compilate da generazioni le schede Gonnelli si rinnovava qui: “Prime edizioni italiane. Citazioni dalle opere del Presidente Mao Tse-tung”. Pechino: Casa editrice lingue estere, 1967. In-16° (mm 129x90). Pagine [8] (con occhietto, frontespizio, ritratto di Mao e facsimile calligrafico della “iscrizione autografa del compagno Lin Piao”), IV, 327, [5]. Etichetta all’ultima carta. Ottimo esemplare. Legatura originale in vinile rosso, titoli impressi a secco al piatto anteriore. Prima edizione italiana del Libretto Rosso, contenente i 33 capitoli presenti a partire dalla terza edizione cinese dell’agosto 1965. Il colophon possiede la dicitura “1-It-734Pc”. Il catalogo aggiunge una dettagliata ricostruzione del peso avuto da quel libro in Cina e nel resto del mondo. Passata la prima sorpresa, ho ripensato che la bibliofilia è uno dei modi più entusiasti e rassegnati di prendere la distanza e di accamparsi dov’è silenzio e cenere e frontespizi e capilettera la gloria che passò. Già quando il Libretto Rosso era al colmo dell’auge, un amico mi aveva raccontato che i guerriglieri angolani ne facevano un vasto consumo: la trasparente carta velina delle sue paginette si prestava a essere arrotolata e leccata a farne una sigaretta, e fumata. Vorrei in conclusione avvertire i lettori eventuali della generazione anziana che, invece di fumarlo, avessero conservato presso di sé il Libretto Rosso, accontentandosi di spostarlo sugli scaffali via via più alti, o nascondendolo in seconda fila, che il Lotto pertinente della Libreria Gonnelli, Mao Tse-tung, euro 700, restò invenduto. Ancora un po’ di pazienza.

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