Le corna di Napolitano

Non vorrei essere Giorgio Napolitano, almeno quanto lui non vorrebbe essere me. Non vorrei essere Giorgio Napolitano nel giorno in cui Umberto Bossi viene condannato a 18 mesi per averlo vilipeso facendogli le corna e chiamandolo terùn. Sarei molto triste, e così immagino di lui. Immagino anche che

24 Settembre 2015 alle 06:15

Non vorrei essere Giorgio Napolitano, almeno quanto lui non vorrebbe essere me. Non vorrei essere Giorgio Napolitano nel giorno in cui Umberto Bossi viene condannato a 18 mesi per averlo vilipeso facendogli le corna e chiamandolo terùn. Sarei molto triste, e così immagino di lui. Immagino anche che lui sia molto più di me sensibile alla tutela, al di là della propria persona, delle dignità della carica che ha ricoperto e che altri ricoprono e ricopriranno. Però il costo è alto, più ancora che per lo spensierato Umberto Bossi che l’onda ha intanto deposto sulla riva, per l’Italia e i capricci della sua giustizia. Napolitano è un gentiluomo molto composto, ma a me è tornato in mente un gran calciatore brasiliano della Roma, del quale ora non ricordo il nome, cui alla fine di una partita chiesero: “Che cosa si prova a sentirsi gridare Sporco negro?”. Lui rispose: “Be’, sono negro, no?”. Come se il presidente Napolitano avesse detto: “Be’ sono terrone, no?”. E le corna?, direte voi. Le corna le avrebbe lasciate a loro.  

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