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Cinque stelle e Lega: una democrazia ancora più asfissiante?

I partiti che hanno vinto le elezioni sembrano ispirarsi ad una concezione totalizzante della democrazia quale manifestazione di una possente volontà popolare

28 Marzo 2018 alle 15:23

Cinque stelle e Lega: una democrazia ancora più asfissiante?

Foto LaPresse

Prendendo ad esempio l’episodio descritto nel XVIII capitolo del Vangelo di San Giovanni, nel quale si narra della scelta dei Giudei di liberare Barabba al posto di Gesù Cristo, il famoso teorico del diritto Hans Kelsen perorava la causa della necessaria impronta relativista del regime democratico, affermando che: "Per quelli che credono nel Figlio di Dio e nel re dei Giudei quale testimone dell’assoluta verità, questo plebiscito è certo un forte argomento contro la democrazia. Ma soltanto a una condizione: di essere così sicuri della nostra verità politica da imporla, se necessario, con il sangue e con le lacrime, di essere così sicuri della nostra verità, come lo era della sua il Figlio di Dio”.

 

La tesi del giurista praghese è di certo un ottimo argomento per evitare che il regime democratico sia soppiantato dalla teocrazia, dall’autocrazia o da qualsiasi altro sistema all’interno del quale il pluralismo delle idee e delle opinioni ceda il passo ad un opprimente comunità politicamente omologata. Non c’è bisogno di richiamare le esperienze storiche del Novecento per riconoscere che le fondamenta della società civile e dello Stato di diritto possono resistere ai più diversi scossoni oscurantisti solo se conficcate all’interno di una concezione pluralista dei valori e dell’etica.

 

E’ evidente, tuttavia, come anche la democrazia presenti dei rischi, potendo degradare, da un lato a mero metodo per la selezione di decisioni collettive che una maggioranza senza scrupoli impone alla malcapitata minoranza di turno, dall’altro, a strumento che alimenta pretese concretamente irrealizzabili.

 

Le osservazioni che Tocqueville mise nero su bianco al ritorno dal suo viaggio negli Stati Uniti, rappresentano una buona replica alle considerazioni di Kelsen: “Quanto a me – scriveva ne La Democrazia in America – quando sento la mano del potere appesantirsi sulla mia fronte, poco m’importa di sapere chi mi opprime, e non sono più disposto ad infilare la mia testa nel giogo soltanto perché mi viene presentato da un milione di braccia”.

 

Le istituzioni figlie della democrazia rappresentativa (e ancor di più di quella diretta) non sono da sole sufficienti, in sostanza, a garantire il rispetto dei diritti e delle libertà individuali, sempre esposte al rischio di essere soppresse o eccessivamente limitate dalle decisioni democratiche. Nè assicurano la concreta realizzabilità di programmi approvati anche a larga maggioranza.

 

Banale può sembrare, dunque, in un primo momento, il richiamo alla necessità che l’unica forma di democrazia ammissibile sia la democrazia liberale, un regime all’interno del quale l’individuo è protetto (dagli argini del costituzionalismo) dagli eccessi cui è tentata ad ogni piè sospinto la maggioranza dei vincitori.

 

Il relativismo che per Kelsen rappresenta l’essenza della democrazia deve trovare un limite, tuttavia, nel giusnaturalismo dei diritti e delle libertà individuali.

 

Il tono del dibattito politico degli ultimi anni nel nostro Paese, però, non lascia ben sperare sulla possibilità che i rivolgimenti in corso siano finalizzati al raggiungimento di uno stabile equilibrio fra pretese democratiche e tutele delle libertà.

 

I nuovi protagonisti che hanno ricevuto il favore dei cittadini nelle ultime tornate elettorali sembrano ispirarsi ad una concezione totalizzante della democrazia quale manifestazione di una possente volontà popolare che può tramutare ogni desiderio in realtà, a prescindere dalla natura e dalla qualità di tutto quello che potrà essere travolto dalle decisioni democratiche.

 

E’ stata alimentata la convinzione dei cittadini che un atto di pura volontà espresso nelle forme delle procedure democratiche possa persino invertire il senso della rotazione terrestre o annullare la validità della legge di gravità (vedi reddito di cittadinanza ed abolizione della legge Fornero).

 

Allo stesso tempo è scomparsa dall’orizzonte della discussione pubblica la tutela dell’individuo e delle sue libertà, perennemente a rischio di essere soppiantate dalle decisioni democratiche che sono l’esito di battaglie elettorali fra categorie collettive (i perdenti della globalizzazione, i ricchi, i disoccupati, i proprietari di case di lusso, i giovani, i pensionati) all’interno delle quali le rivendicazioni dell’individuo, delle libertà e della responsabilità non sono considerate altro che meri incidenti di percorso.

 

Una recente ordinanza della Corte d’Appello di Bari di rinvio alla Corte costituzionale delle norme che puniscono (indebitamente) il favoreggiamento delle escort che si sono liberamente autodeterminate a compiere tale attività, rappresenta solo l’ennesima dimostrazione plastica di come la democrazia abbia delegato (per manifesta inettitudine) alle cosiddette “magistrature indipendenti” il compito di preservare ed ampliare lo spazio della libertà individuale. Proprio perché la democrazia è oramai pressoché esclusivamente impegnata a correggere, per mezzo di decisioni che pretendono di rappresentare la volontà della maggioranza degli elettori, gli esiti della libera interazioni di milioni di individui, selezionando i vinti ed i vincitori.

 

Nonostante la pompa magna con la quale sono stati da più parte accolti i risultati elettorali, il rischio, in conclusione, è sempre lo stesso e cioè che l’oppressione di cui parlava Tocqueville continui ancora più forte e più decisa di prima, sorretta da una malinteso senso della democrazia, (illiberale però).

Rocco Todero

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