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Pronto Alberto, sono Stefano

Con un Tweet d’auguri il parlamentare di Liberi e Uguali Fassina ha invitato il candidato della Lega Bagnai a dialogare insieme per riaffermare la supremazia della Costituzione sui Trattati europei

25 Gennaio 2018 alle 17:00

Pronto Alberto, sono Stefano

Stefano Fassina e Alberto Bagnai (foto LaPresse)

Con un Tweet d’auguri il parlamentare di Liberi e Uguali Stefano Fassina ha invitato il candidato della Lega Alberto Bagnai a dialogare insieme per riaffermare la supremazia della Costituzione sui Trattati europei.

 

 

Va riconosciuto il merito dell’onorevole Stefano Fassina di avere spiegato plasticamente ed in poche battute il senso profondo della campagna elettorale che ci condurrà all’agognato appuntamento del prossimo 4 marzo.

 

Fassina ha reso chiaro, più di quanto avrebbero potuto fare mille analisi demoscopiche ed altrettante inchieste giornalistiche sui programmi elettorali dei partiti politici, il vero fronte di guerra ai lati del quale si sono schierati i raggruppamenti politici e probabilmente gli stessi elettori. Niente a che vedere con la tradizionale distinzione destra - sinistra, libertà - uguaglianza, atteso che il solco, in realtà, appare segnato dalla dicotomia europeisti - sovranisti, globalisti - nazionalisti.

 

Con un tweet di qualche giorno fa, infatti, l’esponente di Liberi e Uguali ha rivolto il suo “in bocca al lupo” al candidato della Lega Nord prof. Alberto Bagnai invitandolo a dialogare insieme (seppur da sponde apparentemente opposte) per mettere a frutto una sensibilità che li accomunerebbe, quella di riaffermare la supremazia della Costituzione Repubblicana sui Trattati europei.

 

Un filone di pensiero, quello espresso dal bocconiano di sinistra, che mette d’accordo di questi tempi molti politici dei più disparati schieramenti, oltre che numerosi costituzionalisti, e che potrebbe così essere sinteticamente riassunto: la crisi economica che stiamo vivendo è da ricondurre interamente all’adesione ai Trattati europei, poiché  la nostra Costituzione possederebbe, invece, tutti gli strumenti utili a farci uscire velocemente dall’attuale stato di grave disagio in cui versiamo oramai da troppo tempo.

 

Per risollevare le sorti dei lavoratori, ad esempio, si afferma che sarebbe sufficiente dare concreta attuazione all’articolo 36 della Costituzione che ci consentirebbe di imporre per legge una retribuzione proporzionata alla qualità e qualità del lavoro prestato e in ogni caso sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa. L’obiezione secondo la quale beni e servizi così realizzati non troverebbero il favore dei consumatori italiani che preferirebbero prodotti più a buon mercato offerti da imprese estere sarebbe facile da superare in virtù del richiamo alla sovranità nazionale di cui all’articolo 1 della Carta fondamentale che ci autorizzerebbe ad introdurre sostanziosi dazi doganali.

 

Gli aiuti alle imprese che non tengono il passo del mercato internazionale, l’accrescimento della spesa pubblica e del relativo debito, e l’innalzamento della tassazione, poi, troverebbero idonea giustificazione nella necessità di fare fronte alla disoccupazione involontaria (imposta dall’articolo 38 della Costituzione) e sarebbero consentiti dalla mancanza di vincoli costituzionali all’imposizione tributaria, dalla possibilità di ritornare al testo originario della Carta fondamentale che non prevedeva alcun pareggio di bilancio, dalla legittimità di abbandonare la moneta unica europea e dalla riaffermazione, in sintesi, della sovranità del Parlamento nazionale espressione, a sua volta, della primazia della volontà popolare che superiorem non recognoscens.

 

Qualora fosse necessario, infine, si potrebbero sfruttare tutte le potenzialità insite negli articoli 41 e 42 della Costituzione e così sarebbe agevole ritornare ad un’economia sostanzialmente nazionalizzata, diretta, indirizzata e controllata dallo Stato, perché, se ancora non fosse abbastanza chiaro, all’interno della carta fondamentale questa prospettiva non è affatto esclusa ed anzi (secondo alcune interpretazioni fra le quali è più che ragionevole annoverare quelle di Fassino e di Bagnai) è persino imposta per assicurare effettività ai principi sui quali riposa la Repubblica fondata sul lavoro.

 

Una prospettiva, quella appena delineata, che non necessita di ulteriori commenti: qualcosa a metà strada fra un regime autarchico, nazionalista e statalista, da un lato, ed un’economia da villaggio gallico, dall’altro.

 

Un regime all’interno del quale novelli Asterix ed Obelix guiderebbero la rivolta contro il sempre verde Impero romano. Roba da ridere, insomma.

Rocco Todero

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